Sono stufo di vedere ogni giorno gente che si straccia le vesti indignandosi per la quotidiana legge-vergogna. Sono stufo di sentire commenti increduli sulle ridicole battute del premier e leggere di sondaggi che danno gli italiani del tutto disinteressati ai temi nell’agenda di governo. Così come sono stufo di sentire invettive contro l’elettorato-bue che ha mandato al potere una maggioranza così criminale. Attenzione: non che non sia d’accordo, ma è tutto già visto, già sentito, già ampiamente prevedibile e perciò previsto.
Io sono molto più indignato per la fallimentare strategia politica di Veltroni e del PD, per il finto buonismo ed il moderatismo estremista, per la cialtroneria dei partitini di sinistra che si presentano alle elezioni con 5 liste diverse e identiche e adesso litigano e minacciano ulteriori scissioni perché tutti vogliono fare il capo. Io ce l’ho con l’elettore che ha votato PD perché “bisogna avere cultura di governo”. Ce l’ho con chi ha coniato la formula “partito a vocazione maggioritaria”. Ce l’ho con chi parla male di Berlusconi e però aggiunge che gli inceneritori, il TAV, le discariche vanno fatte. Ce l’ho con chi si scandalizza per il traffico di troie e poi critica la Forleo quando indaga su Fassino e D’Alema.
Più che dell’elettore-bue berlusconiano, con il cervello bollito da anni di Buona Domenica, Lucignolo, Verissimo, la De Filippi e Mike Bongiorno, la responsabilità dell’attuale disastro è di chi sapeva che sarebbe accaduto, ma ha preferito spostarsi verso destra, instaurare il dialogo (sembrava tanto una brava persona, vero?), imitare il berlusconismo. E degli elettori che hanno abboccato all’amo, credendo di votare contro Berlusconi e ritrovandosi ad aver votato sostanzialmente a favore.
Se oggi abbiamo un’opposizione non lo dobbiamo certo a Veltroni e al suo carrozzone di burocrati dialoganti. Se c’è ancora una coscienza civile che si oppone al regime culturale lo dobbiamo a Di Pietro, che mi pento di non aver votato ed è l’unico a fare opposizione in Parlamento; a Grillo, che è riuscito ad incanalare in maniera costruttiva (sì, costruttiva) lo scontento; a Travaglio, che ci racconta cose che altrimenti non sapremmo mai; e di tutti quelli che fanno opposizione dal basso, come Piero Ricca.
Perciò smettiamola di indignarci e di credere alle favole buoniste. Questa al potere non è gente che la si combatte col fioretto ed il dialogo. Questa è gente a cui ci si deve opporre con fermezza, senza tanti giri di parole e senza compromessi. Perché loro non fanno prigionieri.
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Basta osservare in maniera un po’ più complessiva le notizie che riguardano la rete per rendersi conto del fatto che, come è successo con l’ondata di notizie sulla criminalità straniera e l’immondizia di Napoli per vincere le elezioni, è in atto una sorta di lavaggio del cervello dell’opinione pubblica su ciò che è internet.
Gli aspetti sociali della rete sono continuamente distorti e demonizzati agli occhi del telespettatore medio e medio lettore di quotidiani. Per la mamma internet è un covo di adescatori di minori e pericoloso luogo dove ci si può facilmente drogare (!), facendo finta di non sapere che la maggior parte delle molestie sessuali avvengono in famiglia e che le droghe vere si trovano all’uscita di scuola. Per il benpensante cattolico internet è fonte di pornografia e perversione - da vietare ovviamente -, fermo restando che nell’edicola sotto casa si può trovare di tutto e poppe, culi e quant’altro fanno bella mostra di sé nei manifesti dei calendari prodotti dalle maggiori case editrici, per non parlare delle tv di Stato o assimilate. Per l’elettore/militante di questo o quel partito politico internet è la zona franca di esagitati, sovversivi, terroristi e chi più ne ha più ne metta (ovviamente tutta gente che non la pensa come loro).
Insomma, per ciascuna tipologia di pubblico i media riescono a confezionare una demonizzazione di internet. Non è infrequente imbattersi in persone che di rete ovviamente non sanno un tubo, ma ti ripetono pari pari le pappardelle ascoltate in televisione, convinte che internet non possa essere una zona franca dove le leggi non valgano e assolutamente persuase che ogni limite all’accesso, ogni paletto alla libertà, ogni cavillo burocratico sia cosa buona e giusta.
Vorrei poter dire alle mamme preoccupate che l’unica cosa che otterranno per i loro figli dalla censura di internet è meno apertura mentale, meno accesso alla conoscenza, meno informazione, meno possibilità di scelta: in una parola, schiavitù. Sarebbe meglio per loro se vigilassero sul bombardamento mediatico a cui sono sottoposti i loro figli dai canali ritenuti “sicuri”: basta fermarsi un pomeriggio a guardare i cartoni animati sulle reti di quelli che vorrebbero chiudere internet.
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Francamente mi sfugge il motivo che ha condotto la Umbria Olii a chiedere 35 milioni di risarcimento ai familiari di 4 vittime del lavoro.
Certo, gli avvocati avranno spinto molto, pensando alle percentuali che ricaverebbero anche ottenendo solo una minima parte di quanto chiesto. Ma questo non può spiegare come persone adulte, evidentemente non stupide, solitamente molto brave a curare i propri interessi, abbiano potuto intentare un’azione così palesemente ingiusta, impopolare, semplicemente letale per l’immagine dell’azienda, già sufficientemente provata dall’incidente. A meno che qualcuno non glielo abbia espressamente chiesto nel tentativo di creare un precedente favorevole alle aziende in caso di incidenti mortali sul lavoro.
Tempi duri per le formiche, anche per quelle già schiacciate.
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Come riuscire in un solo colpo a fare una legge che soddisfi la parte più ipocrita dell’elettorato cattolico (che ti vota) e contemporaneamente favorisca una delle industrie meno “cattoliche” in assoluto (che ti paga)?
Ce lo mostra il senatore del Popolo delle Libertà Alessio Butti. Un suo disegno di legge proibisce e sanziona la pubblicazione di materiale pornografico, però solo su internet. Applausi dei moralisti per la “pulizia delle coscienze” e applausi dei soliti editori tradizionali per il monopolio del porno testé consegnatogli.
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Se c’è un falso mito è quello del “pensare con la propria testa”. Tutti siamo convinti di farlo e lo consigliamo agli altri, specialmente quando non la pensano come noi. Infatti il monito “cerca di pensare con la tua testa” in realtà non significa altro che “io ho ragione perché sono superiore e non mi faccio abbindolare da nessuno, tu hai torto perché sei un coglione che abbocca a tutto”.
Ma come si può credere di poter pensare con la propria testa in una società della disinformazione, per di più governata in un regime di rappresentatività? Per essere in grado di pensare con la mia testa dovrei innanzitutto avere accesso alle informazioni e in secondo luogo poter esprimere direttamente le mie idee. Invece sono continuamente bersagliato da informazioni false e/o irrilevanti da parte di tv e giornali, mentre su internet le informazioni rilevanti esistono, ma galleggiano in un mare di nulla. Inoltre, anche se avessi pronto accesso alle informazioni rilevanti, devo comunque delegare qualcuno a rappresentarmi: nella migliore delle ipotesi questo mio rappresentante può pensarla in modo simile a me, mai identico; nella realtà invece sappiamo bene quanto sia distante la classe politica dal mondo in cui viviamo noi comuni mortali.
Quindi nessuno di noi può realisticamente affermare di pensare davvero con la propria testa. Tutti siamo influenzati da altri, ma non c’è niente di male in questo, è semplicemente la storia dell’umanità. Grandi scienziati, scrittori, filosofi… tutti influenzati dal lavoro di chi li ha preceduti e da chi li circondava. Chi siamo noi per sentirci superiori? Il massimo che possiamo fare è cercare di scegliere quelle che riteniamo le migliori fonti di influenza. In questo senso internet ci aiuta perché la peggiore influenza in assoluto è quella di tv e giornali, media a senso unico e dominati dal denaro. Ma come ci si orienta nel grande mare di internet?
Nessun essere umano può esaminare, catalogare, filtrare tutte le informazioni prodotte su internet. I motori di ricerca, in quanto automatizzati, non hanno l’efficacia dell’essere umano e comunque sono anch’essi influenzati da chi li programma. I tanto vituperati blog (vituperati da chi? tv e giornali…) svolgono un po’ la funzione dell’agorà nella grande città virtuale globale. Le persone parlano e discutono sui loro blog e così facendo filtrano le informazioni attraverso il loro punto di vista; che a sua volta è influenzato dall’esperienza e dalle idee di altre persone. Anche un blog insignificante come il mio può influenzare 4 o 5 lettori: apporta il mio pensiero e il mio filtro alle informazioni e ai filtri di altri. Questi pochi ricaveranno informazioni di loro interesse anche se irrilevanti ai più, le interpreteranno secondo le loro categorie e le ricombineranno con altre informazioni che io non possiedo, e con il loro punto di vista influenzeranno a loro volta 5, 50 o 500 lettori, e poi altri e altri ancora. E molti che nemmeno mi conoscono e mai leggeranno quello che scrivo saranno indirettamente influenzati, sebbene in minima parte, dalle mie idee come io da quelle di altri.
Ricordatevi perciò che chi deride il vostro blog da 20 accessi al giorno e vi redarguisce dicendovi “ma pensa con la tua testa!” magari ha saputo che vi sbagliate da Bruno Vespa o Filippo Facci.
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Il nuovo governo mi ha tolto ogni entusiasmo. Non che prima ne avessi, ma ora sono molto più apatico. Se prima guardavo poca tv, adesso la evito accuratamente. Le persone mi chiedono “hai visto questo? hai saputo quello?” e io gli rispondo sempre allo stesso modo: “No, non guardo la televisione”. Non mi interessa niente del mainstream; non mi interessano l’ultimo fatto di sangue, l’ultimo spunto di cronaca, l’ultimo discorso del Presidente, le interviste ai politici, il reality, il talent. Cosa aggiungono alla mia percezione della realtà? Casomai tolgono qualcosa, o molto.
Preferisco guardare YouTube, dove in mezzo ad un mare di nulla galleggiano bottiglie con messaggi di pura realtà, frammenti di verità, persone coraggiose. Come vorrei che qualcuno domani mi chiedesse “L’hai visto Piero Ricca con Dell’Utri?”
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Negli ultimi giorni mi sono posto ossessivamente una domanda. Se in questo Parlamento un uomo di destra come Di Pietro si colloca all’ultrasinistra, tutti gli altri dove si collocano?
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E’ successo raramente nel Parlamento italiano che la facoltà di parola di un deputato dipendesse da quello che dice. L’ultima volta era il 1924.
Il 30 maggio 1924 Matteotti prese la parola alla camera per contestare i risultati delle elezioni tenutesi il precedente 6 aprile. Mentre dai banchi fascisti si levavano urla e risate, Matteotti incalzava con un discorso che sarebbe rimasto famoso […] (citazione da Wikipedia, il grassetto è mio)
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