Un assaggio di telelavoro

Gestisco con un amico un piccolo server Debian GNU/Linux connesso a Internet. Su questo server girano vari servizi, come il sito TuningMania o un archivio FTP, e lui aveva intenzione di installare anche un server di posta. Siccome il server è ubicato fisicamente nel suo laboratorio e non siamo propriamente “vicini di casa”, di solito prendo la macchina e in tre quarti d’ora lo raggiungo, così facciamo insieme il lavoro. In realtà ogni giorno, per recarmi al lavoro, prendo la macchina e affronto tre quarti d’ora di traffico sia all’andata che al ritorno. Oggi è sabato e non ne avevo voglia. E così gli ho detto: “Perché non lo facciamo in remoto? La tecnologia ce lo permette”.

Dunque, la prima cosa che mi serviva era un computer collegato ad internet, meglio se con una linea ADSL, e fin qui c’ero. Dopodiché ci voleva qualcosa per poter lavorare da remoto sul server; di solito mi collego in SSH, così ho un terminale aperto sul server esattamente come se fossi sul posto. Infine dovevamo comunicare: cosa meglio di Skype?

E così avevamo entrambi accesso alla shell del server. Ci siamo parlati attraverso Skype, con una qualità audio migliore di quella del telefono e senza pagare. Ci siamo scambiati files e link di documentazione, così da avere sott’occhio le stesse cose mentre ne parlavamo. Abbiamo lavorato insieme come se fossimo davanti allo stesso monitor e soprattutto abbiamo avuto un’ora e mezza in più a disposizione, che non avremmo avuto se avessi dovuto impiegare quel tempo per strada.

Ho provato una buona sensazione, quella della tecnologia che ti aiuta. Ho sognato per un attimo come cambierebbe in meglio la mia vita se potessi lavorare ogni giorno così: la mattina potrei dormire un po’ di più e così sarei più fresco; non dovrei aprire la giornata con lo stress del taffico e così iniziarei a lavorare più rilassato e lucido; risparierei molti soldi fra carburante, spese di parcheggio, usura dell’auto; potrei mangiare a casa anziché spendere soldi per le porcherie dei bar; e una volta “staccato” mi troverei già a casa con buona parte del pomeriggio ancora a disposizione per fare quello che voglio o uscire a fare una passeggiata.

La tecnologia dovrebbe aiutare a migliorare la qualità della vita delle persone, non a tenerle sotto controllo.

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