Poesie dal futuro

Ci fu dunque, o c’è, un poeta. Questo poeta, di nome Lallafa, scrisse delle poesie che sono considerate in tutta la Galassia le più belle mai composte da essere vivente. La raccolta s’intitola Canzoni della Terra Lunga, ed era, come s’è detto, di indicibile bellezza. Indicibile sul serio, perché appena si parlava di queste poesie si veniva a tal punto sopraffatti dall’emozione e dalla comprensione delle verità ultime e delle realtà globali da sentire il bisogno immediato di fare una passeggiata e fermarsi sulla via del ritorno a un bar per consumare un bicchiere di prospettiva e soda. Erano dunque, senza possibilità di dubbio, dei capolavori.
Lallafa viveva nelle foreste delle Terre Lunghe di Effa. Scriveva le sue poesie su pagine che erano in realtà foglie secche di habra, e le scriveva senza l’aiuto di una solida cultura o di una bottiglia di liquido inebriante. Raccontava della luce del sole nella foresta, e di che impressione gli faceva. Raccontava delle tenebre che calavano la sera sulla foresta, e di che impressione gli facevano. Raccontava della ragazza che lo aveva abbandonato e di che impressione gli avesse fatto l’essere abbandonato. Molto tempo dopo la sua morte qualcuno trovò le sue poesie e si stupì della loro bellezza. Ben presto si diffuse in tutto l’Universo la notizia della loro esistenza ed esse, per secoli, resero meno grama e triste la vita di tante persone depresse e sconsolate.
In seguito, poco dopo la scoperta del viaggio nel tempo, alcuni grossi produttori di liquido inebriante si chiesero se Lallafa non avrebbe scritto poesie ancora migliori qualora avesse avuto a disposizione un po’ di liquido inebriante; si chiesero anche se non fosse stato possibile indurlo a fare pubblicità al liquido con uno slogan di poche parole, ma significativo.
Viaggiarono quindi sulle onde temporali, trovarono Lallafa, gli spiegarono, con qualche difficoltà, come stessero le cose, e in effetti riuscirono a persuaderlo. Anzi, lo persuasero così bene che, grazie a loro, diventò estremamente ricco, e la ragazza che avrebbe dovuto abbandonarlo ispirandogli poesie di vibrante intensità emotiva non lo lasciò affatto e si trasferì con lui dalla foresta in un bell’appartamento di città. Lallafa prese poi l’abitudine di andare spesso nel futuro a fare il conduttore di spettacoli televisivi, nei quali brillava.
Naturalmente non si preoccupò mai di scrivere le poesie, e questo creò qualche difficoltà che però venne risolta facilmente. I produttori di liquido inebriante spedirono Lallafa in un posto da loro scelto e lo tennero là per una settimana con una copia del suo libro prelevata dal futuro e una montagna di foglie secche di habra. Così Lallafa copiò il contenuto del libro sulle foglie e rimediò al danno causato dal viaggio nel tempo.

(da La vita, l’Universo e tutto quanto, di Douglas Adams)

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