Un modello morto e sepolto
Si riparla di copyright e download illagali o meno. Da una parte gli estremisti del copyright pronti a tutto pur di mantenere inalterati modello di business e margini da favola, dall’altra le proposte di chi auspica jukebox legali da cui scaricare brani a prezzi ragionevoli e “canoni” per compensare autori ed editori in cambio di libertà di P2P.
Il modello di vendita dei brani al dettaglio è morto e sepolto, spazzato via dalle moderne tecnologie di copia e di comunicazione. Non c’è più spazio per paradigmi del tipo “faccio una volta, guadagno per sempre”. Purtroppo le proposte degli oppositori, seppur rispettabilissime, sono funzionali agli estremisti del copyright; un modello troppo simile a quello attuale: una volta a regime basterebbe poco per aumentare i prezzi dei brani, limitare i diritti riconosciuti a fronte del “canone” e creare costosi abbonamenti “premium”, senza contare l’odioso DRM.
E’ necessario rompere col passato. Gli artisti in un futuro sempre più vicino possono guadagnare facendo il loro mestiere: suonando dal vivo, facendo concerti. Via gli inutili intermediari. Lo scambio dei brani registrati deve essere legale, libero, senza limiti; non osteggiato, ma incoraggiato e visto come uno straordinario veicolo pubblicitario a costo zero. Più un artista vale, più gente scarica e ascolta i suoi brani, più i suoi concerti saranno affollati. Più diventa popolare più avrà opportunità di guadagno, in un modo o nell’altro: non vendendo all’infinito copie di qualcosa, ma offrendo prestazioni sempre uniche ed irripetibili.
Un modello simile per certi versi a quello del software libero: non si guadagna vendendo al cliente la licenza di GNU/Linux o FreeBSD, ma prestandogli un servizio come l’installazione, la manutenzione, la personalizzazione del software, la formazione. Con un simile modello sarebbe senza dubbio più difficile arricchirsi spropositatamente, ma tutti avrebbero modo di vivere con tranquillità del proprio lavoro. Senza perseguitare e obbligare nessuno.



