L’intervista possibile

Ieri Punto Informatico ha pubblicato un’intervista ad Enzo Mazza, presidente dell’associazione italiana dei discografici. Un’intervista magnifica, imperdibile per la sua chiarezza. Dopo aver portato a casa leggi repressive e “equi compensi” che tanto equi non sono, adesso vogliono darsi una patina di modernità dietro la quale occultare i soliti propositi: limitare al massimo gli utenti, comprimere i propri costi e dilatare i profitti, senza fare assolutamente niente. Vale la pena sottolineare un paio di passaggi tra i più significativi.


Il domani non è il possesso dei contenuti, ma è il loro accesso, è la licenza per l’accesso ai contenuti che si desiderano in qualsiasi modo e momento, e indipendentemente dalla piattaforma. […] Scambieremo sempre di più le nostre esperienze. Non ti manderò più il mio contenuto, ti manderò invece la mia playlist, che comprende l’ultimo film uscito, due espisodi di Desperate Housewives, un paio di videogiochi e l’ultimo filmino che ho girato a casa.

All’inizio c’era il vinile, che si acquistava una volta e durava una vita, e magari lo si tramandava anche ai figli. Ma questo ai discografici non basta più: loro non vogliono più vendere l’oggetto (che appunto si vende una sola volta), ma concedere delle licenze che scadono e vanno rinnovate all’infinito, con l’utente che paga senza possedere in realtà più niente. Un loro vecchio pallino, un’idea se vogliamo brillante: far pagare il tempo. E’ fantastica anche l’idea successiva, lo scambio di playlist anziché di contenuti, di cui naturalmente ogni utente dovrebbe poi acquistare le famigerate licenze. Un “domani” che torna indietro, una rete monca non più in grado di trasferire alcunché, quindi sostanzialmente inutile per gli utenti ma a misura di discografico, cioè un capillare veicolo di advertising a costo zero e un immenso negozio virtuale. Tutto ciò fatto passare per “social network”, e la menzione del filmino girato a casa è un vero tocco di classe.

Ma Mazza prosegue… e si supera:

Nel popolo della telefonia mobile, in pratica chiunque, gli utenti non sono specializzati. Paradossalmente su una popolazione a bassa tecnologia, il DRM non crea problemi. E nella telefonia mobile i contenuti sono blindatissimi, ma non ci sono grandi dibattiti. Il grosso invece avviene in rete, perché è un popolo tecnologicamente molto avanzato che abbisogna di proposte intelligenti.

Questa è una vera chicca! Sappiamo che il mercato delle suonerie per cellulari costituisce una fetta importante dell’intero fatturato dei discografici. Le suonerie sono un vero e proprio acchiappacitrulli, dal costo anche di 2-3 euro l’una, e le pubblicità ingannevoli che passano in TV non informano certo che una volta richiesto il primo contenuto ci si ritrova automaticamente abbonati al servizio. Ebbene, Mazza ammette candidamente che gli utenti di telefonia mobile sono delle pecore da tosa, degli idioti raggirati senza che nemmeno se ne accorgano. E ammette anche che non è stato fin’ora possibile fare altrettanto con il popolo della rete, troppo evoluto e accorto per cadere in tranelli così banali, per il quale sono necessarie strategie di raggiro più raffinate.

Non resta che ringraziare Enzo Mazza per la sua sincerità, non prima di avergli ricordato che il domani non prevede i discografici.

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