Pacifisti terroristi

Ho appena visto un servizio sul TG3 nazionale, il TG “progressista” e “in mano alle sinistre” (il che purtroppo è vero). Un servizio sul terrorismo, di quelli generici, che non dicono niente di preciso, ma servono a diffondere paura, e che spaziava dal terrorismo islamico alle Brigate Rosse, per colpire soltanto alla fine il suo vero obiettivo. Il servizio si è infatti concluso dicendo che nuove ondate di terrorismo potrebbero arrivare dall’interno di movimenti come il no-MOSE e il no-TAV, i quali “viste vane le loro proteste” potrebbero passare alle armi.

E così la bomba psicologica è esplosa, una bomba subdola che deflagra en passant, nascondendo i suoi pallettoni dentro un mare si chiacchiere inutili per colpire meglio quando l’ascoltatore è distratto.

Cittadini come noi, che sempre civilmente e pacificamente hanno manifestato il loro dissenso, hanno protestato entro le regole della democrazia con le quali i potenti si riempiono solo la bocca; cittadini che tentano di salvare il proprio territorio, la propria terra, la propria cultura dall’ingordigia di cementificatori e politici, banche e investitori, speculatori e affaristi; cittadini che, intralciando gli affari dell’establishment, sono chiamati terroristi.

Sono questi gli episodi che più mi fanno paura. Episodi piccoli e apparentemente insignificanti, che però fanno tanto 1984.

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One Response to “Pacifisti terroristi”

  1. Pablo Says:

    Quella del terrorismo (e quale sarebbe? buttare bombe ad alta tecnologia e far morire di fame e malattie milioni di persone all’anno per caso non lo è?) è una scusa per costruire una società fascista.
    Senza fez e camicia nera o adunate oceaniche, ma una società oligarchica in cui gli interessi rappresentati sono solo quelli dell’elite, e dove le uniche discussioni ammesse sono quelle autorizzate dalle elite, e dove le uniche ragioni ammesse sono quelle delle elite.
    Del resto non bisogna parlare,
    Non si deve parlare di stipendi, qualità della vita, ambiente, immigrazione giovani, se non come “problema di ordine pubblico”.

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