La mia sul V-Day

V-Day Le TV nazionali lo hanno ignorato, i grandi quotidiani ne hanno dato una versione stravolta. Al contrario tutti i blog hanno parlato in questi giorni del V-Day di Beppe Grillo, anche criticandolo con impeccabili ragionamenti politici come Gennaro Carotenuto, o mancando un po’ il punto come forse Mantellini. L’aspetto curioso è che più o meno tutti in fondo sono d’accordo con Grillo, ma sembra quasi che dichiararsi apertamente suo estimatore sia una cosa da allocchi, come quelli che guardano “Porta a Porta” o “Matrix”: un po’ di puzza sotto il naso, un atteggiamento snob.

Io invece voglio dirlo chiaramente: sono d’accordo al 100% con Beppe Grillo, sono un suo totale estimatore, anche con il suo populismo e il suo qualunquismo. Perché? Fondamentalmente per due motivi. Il primo è che i suoi argomenti sono sacrosanti e quelle cose le abbiamo pensate un po’ tutti anche prima che le dicesse lui. Ma è il secondo aspetto che mi interessa di più.

Dicono che il V-Day ha abbia avuto un enorme successo in termini di partecipazione. Senza TV. Senza giornali. Solo con la rete internet, il web, i blog, il passaparola telematico. Giulietto Chiesa per esempio è uno che non crede affatto nella rete: per mobilitare le masse ci vogliono le televisioni - sostiene -, quindi il primo passo verso qualsiasi cambiamento radicale è conquistarne una per parlare a queste masse. Ebbene, Beppe Grillo e il V-Day hanno dimostrato che la rete mobilita, raggiunge le persone, le chiama a raccolta. Non più numeri, ma facce. D’altra parte una cosa è certa: l’audiance di un sito web è una misurazione molto più accurata e reale di un qualsiasi numero presunto sparato dall’Auditel per le trasmissioni televisive. E i numeri, quelli veri, dicono da qualche anno che il blog di Beppe Grillo è uno dei più visitati del mondo.

Grillo raggiunge le masse. Le accuse più o meno velate di qualunquismo e populismo lasciano il tempo che trovano. Come raggiungere queste masse se si parla in modo troppo sofisticato? Si vogliono raggiungere (almeno lontanamente) i numeri della TV o no? E allora si deve parlare “alla pancia” della gente un po’ come Berlusconi, Bossi o Veltroni. Beppe Grillo almeno parla alla pancia senza rincoglionire mentendo, quanto piuttosto informando e suscitando indignazione, con un linguaggio schietto, semplice e diretto: adatto a raggiungere le masse, appunto. Troppe velleità culturali, troppi sofismi, troppi toni elitari non sono adatti a questo scopo.

Il protagonista dice che non entrerà mai in politica. Gli credo. Non è questo il suo obiettivo, ma mobilitare le masse attraverso un canale ancora libero come internet bypassando il blocco dei media tradizionali. Ha dimostrato che si può fare. Lui è un comico, ha saputo prendere slancio dalla sua popolarità precedente alla rete e ha fatto in modo brillante il primo passo in questa direzione. Sarebbe ora che gli Intellettuali con la I maiuscola, come Giulietto Chiesa (che stimo infinitamente), lasciassero perdere l’irraggiungibile TV e si adoperassero per parlare insieme a Grillo attraverso il canale internet, dando forma più compiuta a questo movimento in cui si riconoscono milioni di persone. Il comico ha aperto la strada, gli intellettuali ne raccolgano il testimone.

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