La rete dell’orrore

Basta osservare in maniera un po’ più complessiva le notizie che riguardano la rete per rendersi conto del fatto che, come è successo con l’ondata di notizie sulla criminalità straniera e l’immondizia di Napoli per vincere le elezioni, è in atto una sorta di lavaggio del cervello dell’opinione pubblica su ciò che è internet.

Gli aspetti sociali della rete sono continuamente distorti e demonizzati agli occhi del telespettatore medio e medio lettore di quotidiani. Per la mamma internet è un covo di adescatori di minori e pericoloso luogo dove ci si può facilmente drogare (!), facendo finta di non sapere che la maggior parte delle molestie sessuali avvengono in famiglia e che le droghe vere si trovano all’uscita di scuola. Per il benpensante cattolico internet è fonte di pornografia e perversione - da vietare ovviamente -, fermo restando che nell’edicola sotto casa si può trovare di tutto e poppe, culi e quant’altro fanno bella mostra di sé nei manifesti dei calendari prodotti dalle maggiori case editrici, per non parlare delle tv di Stato o assimilate. Per l’elettore/militante di questo o quel partito politico internet è la zona franca di esagitati, sovversivi, terroristi e chi più ne ha più ne metta (ovviamente tutta gente che non la pensa come loro).

Insomma, per ciascuna tipologia di pubblico i media riescono a confezionare una demonizzazione di internet. Non è infrequente imbattersi in persone che di rete ovviamente non sanno un tubo, ma ti ripetono pari pari le pappardelle ascoltate in televisione, convinte che internet non possa essere una zona franca dove le leggi non valgano e assolutamente persuase che ogni limite all’accesso, ogni paletto alla libertà, ogni cavillo burocratico sia cosa buona e giusta.

Vorrei poter dire alle mamme preoccupate che l’unica cosa che otterranno per i loro figli dalla censura di internet è meno apertura mentale, meno accesso alla conoscenza, meno informazione, meno possibilità di scelta: in una parola, schiavitù. Sarebbe meglio per loro se vigilassero sul bombardamento mediatico a cui sono sottoposti i loro figli dai canali ritenuti “sicuri”: basta fermarsi un pomeriggio a guardare i cartoni animati sulle reti di quelli che vorrebbero chiudere internet.

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