Gli squali della telecomunicazione

Nel 2003 ho sottoscritto un’ADSL con Tiscali: 4 Mb/s, 30 euro al mese. Molto, ma ha sempre funzionato egregiamente. Negli ultimi tempi avevo provato a cambiare abbonamento con uno analogo che disponeva di 4 Mb a 20 euro, ma il servizio non era disponibile nella mia zona. Quindi alla fine dello scorso anno sono passato a 2 Mb per 20 euro, per risparmiare 10 euro al mese (son tempi duri questi). Così sono cominciati i miei guai.
La 2 Mb, nelle ore di punta (cioè circa dalle 16:00 alle 24:00, più o meno), garantiva in realtà pochi KB/s, da far sembrare i vecchi modem analogici delle schegge. In alcuni momenti la velocità era 0, niente di più. Indagando al call-center avevo avuto conferma per i miei sospetti: la banda messa a disposizione da Tiscali nella zona era poca e quindi saturava nei momenti di picco degli utenti connessi. Loro se la cavavano così: “non è colpa nostra, ma di Telecom che deve aggiornare le infrastrutture; noi è da tempo che l’abbiamo segnalato, ma non si sa quando lo faranno, né se lo faranno mai”. Cioè: l’ADSL te la tieni così, oppure fai quello che vuoi.
E io ho preso la mia decisione. Se devo essere cliente di un operatore che dipende dai capricci di un altro, tanto vale essere cliente di quest’ultimo. Non era facile superare la mia diffidenza verso Telecom, ma l’ho dovuto fare obtorto collo. Questa mia diffidenza purtroppo aveva dei fondamenti ben saldi, tutti confermati durante l’attivazione di Alice da parte di Telecom. ADSL non funzionante, nonostante al call-center mi assicurassero che per loro era tutto ok. Ma il mio router di proprietà (cosa non molto gradita all’azienda) non era d’accordo. E così dopo un mese di rimbalzi fra gli operatori, rinvii di 3 giorni alla volta, appuntamenti telefonici con i tecnici non rispettati e prese per i fondelli varie ho deciso di lasciar perdere e fare la disdetta. Chiamo per l’ultima volta il call-center e lancio l’ultimatum: o mi fate parlare con un tecnico “vero” oppure procediamo con la disdetta. E così facciamo. Allorché dopo poco mi richiama una “capa” e mi assicura che nel giro di 2-3 giorni mi avrebbe contattato un tecnico (promessa già sentita almeno altre 10 volte). Le dico che o mi chiamano in giornata o faccio disdetta; lei risponde che non è possibile e quindi le confermo l’abbandono.
Stando così le cose mi ritengo ancora una volta senza ADSL e opto per provare con Wind Infostrada, attivando il servizio via web.Errore tremendo, di cui pagherò le conseguenze. Quello stesso pomeriggio (ma guarda che combinazione, eh?) mi contatta il famoso tecnico “vero”: nemmeno a dirlo, in 20 minuti Alice funziona e posso finalmente connettermi. Tutto risolto quindi. Rimane solo una cosa da fare: esercitare il diritto di recesso con Infostrada, che mi consente di rinunciare al servizio se do comunicazione entro 7 giorni.
L’indomani mattina invio la lettera per raccomandata A/R, come mi avevano istruito al call-center di Infostrada. Mi sento tranquillo: l’ADSL funziona e con l’altro operatore ho disdetto. Se non che, dopo pochi giorni, mi arriva per posta ordinaria il contratto di Infostrada da firmare e rispedire. Mi allarmo e chiedo spiegazioni: mi rassicurano, il recesso è arrivato, ma ormai il plico era spedito: “tutto ok, adesso iniziamo la procedura di cessazione”.
L’ADSL di Telecom funziona bene. Passa qualche mese e io sono soddisfatto, ma soprattutto tranquillo. Arriva l’estate, vado in ferie e al ritorno l’amara sopresa: Alice non funziona più. Penso ad un guasto e chiamo il 187: doccia fredda, non risulta nessun contratto per Alice ADSL! Passo un’intera giornata al call-center per cercare di chiarire l’equivoco, ma senza successo. Finalmente trovo l’operatore giusto (come vincere alla lotteria) che riesce a spiegarmi l’accaduto: Infostrada ha chiesto a Telecom di lasciare libera la linea per poter subentrare, come da mia richiesta.
E arriviamo all’epilogo. Chiamo imbufalito il call-center di Infostrada. Mi spiegano che la lettera di recesso è arrivata, sì, ma ci deve essere stato un disguido, un problema organizzativo, e il mio contratto è quindi sospeso. Niente codice di migrazione, niente ADSL; ma soprattutto niente rilascio della linea a tempo indeterminato. “Il problema c’è, è noto, bisogna solo aspettare”. Come aspettare? Sono mesi che c’è il problema e non viene risolto. L’ADSL mi serve per lavorare. Quanto devo aspettare? “Non lo so, faccia come vuole”. E questo è tutto ciò che Infostrada si degna di spiegarmi. Mi informo e scopro che Infostrada ignora sistematicamente le richieste di recesso. Sono tantissime le persone cadute nella trappola: dopo che abbocchi Infostrada non ti molla, ti vessa, ti mette di fronte al fatto compiuto: “o resti con noi o stai senza connettività”. Quando ti dicono che hanno ricevuto il recesso e che va tutto bene mentono e sanno di farlo.
Quello che succederà ora non lo so. Ho dato il via a tutte le azioni legali del caso. Sono un cittadino qualunque e in quanto tale lo Stato mi lascia in pasto agli appetiti di tutti. Ma non voglio cedere, non senza lottare. Nel frattempo mi arrangio con la connessione UMTS. Scrivo questa mia storia, che forse è la storia di altri, perché per difendersi bisogna conoscere le cose; magari qualcuno può fare tesoro della mia esperienza e non cadere nella trappola.
La morale della storia è la seguente:
- mai cambiare una cosa che funziona;
- se ci sono n operatori di mercato, teoricamente concorrenti, di cui n-1 sono in realtà subappaltatori dell’unico operatore che detiene le infrastrutture, allora non c’è vera concorrenza ma vero monopolio;
- l’Italia è un paese dove le leggi non valgono, tranne quella del più forte, e gli operatori di telecomunicazioni sono tutti degli squali fuorilegge;
- e in ultima analisi il cittadino non è tale, ma è un suddito a cui il tiranno (lo Stato, in mano ai partiti che lo amministrano per conto dei veri poteri, finanziari ed economici) esige le decime e concede ai suoi alleati di saccheggiare il rimanente quanto più è possibile.



