La pubblicità è il futuro del web?
Da tempo ci si interroga su un possibile modello di business sul web. Come guadagnare da un sito, un blog, un forum? Come trasformare un passatempo, una passione, in un vero e proprio lavoro? O come fare per recuperare almeno le spese? Ad oggi l’unico modello che si è affermato è quello della pubblicità, annunci testuali e - ultimamente - clip sui quali gli utenti cliccano generando ricavi per chi li ospita. Il fatto è che agli utenti non sempre la pubblicità piace e finiscono con l’usare strumenti per filtrarla. Sul suo blog Maurizio Silvestri afferma:
Sta prendendo piede la mentalità del “tutto gratis a tutti i costi”. Beh, cari visitatori, capisco che la pubblicità possa essere fastidiosa per un visitatore, ma mettiamoci per un attimo dalla parte del webmaster, ossia di colui che il sito web lo crea e lo aggiorna. Creare dei contenuti richiede tempo, occorre documentarsi. Creare un sito web richiede tempo e lavoro. […] Se tutti – e dico tutti – bloccassero tutta la pubblicità presente in Rete, beh, milioni di siti – sì, avete letto bene, MILIONI – sparirebbero di colpo. […] No, cari miei: la pubblicità è necessaria. Anzi, secondo me è miglior modello di business esistente.
Queste sono le stesse argomentazioni usate dagli editori tradizionali per giustificare una proliferazione sproporzionata delle inserzioni pubblicitarie. Che la pubblicità per ora sia l’unico modello di business che apparentemente funzioni sul web è un dato di fatto. Essendo l’unico modello è ovviamente anche il migliore. Questo significa dunque che dobbiamo incoraggiare la pubblicità a tutti i costi? Secondo me no. In questo modo la pubblicità rischia di fagocitare il web come ha già fatto con la tv e i giornali.
Innanzitutto la pubblicità sul web premia pochissimi soggetti. Solo i grandi siti, quelli con enormi numeri quotidiani, guadagnano significativamente dai click sugli annunci. La stragrande maggioranza di siti e blog guadagna poco o nulla. Però la gran massa delle pagine con poche visite rappresenta uno spazio enorme dove i concessionari (leggi principalmente Google) possono vendere spazi pubblicitari agli inserzionisti. Quindi il lavoro di questi webmaster e autori va ad esclusivo vantaggio di altri.
Ma il rischio maggiore è un altro, ed è quello per cui si tende a fare web (un sito, un blog, un forum, ecc.) pensando al modo migliore per inserirci la pubblicità. Ancora una volta, come succede nell’editoria tradizionale, sono la pubblicità e le aziende che la fanno a decidere i contenuti. Possono tenere in pugno i siti revocando in qualsiasi momento il loro “apporto”, a loro insindacabile giudizio. Mai sentito di Google che chiude un account Adsense? Mai letto un articolo di search engine optimization in cui si spiega quali parole usare per essere indicizzati maggiormente ed ottenere annunci più redditizi?
Sarebbe poi da mettere in discussione anche il concetto stesso di pubblicità come fonte di sostentamento economico. E’ noto che pochissimi quotidiani nazionali italiani sopravviverebbero grazie solo a tiratura e pubblicità se non ricevessero generosi finanziamenti statali. Così come la RAI difficilmente potrebbe fare a meno del canone. E che ne sarebbe di Mediaset senza il suo forte sostegno politico? E quanti altri editori televisivi riescono ad entrare nel mercato pubblicitario?
Affidando il web alla pubblicità lo si consegna al business come si è già fatto con i media tradizionali. Si scrive per la pubblicità e non per il pubblico. Si scrive per i click e non per esprimere il proprio libero pensiero. No, a mio avviso la pubblicità non fa bene al web. C’è qualcuno che ama gli spot a raffica che interrompono qualunque programma televisivo, pubblico o privato? C’è qualcuno che, potendoli tagliare, non lo farebbe immediatamente? E allora perché si dovrebbe desiderare che sul web i visitatori, il pubblico, si comportasse in modo diverso? Io stesso gestisco dei siti con gli annunci, ma non esito ad impostare il browser per filtrarli. Su questo blog nemmeno li ho messi, tanto non mi renderebbero praticamente niente. La pubblicità non è una soluzione, non è un modello di business per me e tutti quelli come me.
Quale modello di business allora? Domanda da un milione di dollari a cui nessuno per il momento ha saputo dare una risposta, quindi non sarò certo io a poterlo fare. Qualche idea però me la sono fatta. Credo, per esempio, che il business del web sia più fuori che dentro internet. Difficilmente un blogger farà i soldi con i click, quanto piuttosto scrivendo articoli per giornali o riviste (quello che fanno i vari Mantellini e le “blogstar”), oppure facendo conoscere la propria attività. Prosegue Maurizio:
Prendiamo ad esempio gli mp3: ascoltare musica quando, quanto e come si vuole senza pagare un centesimo. Sarebbe possibile, ma il prezzo da pagare è proprio la pubblicità.
Nell’era delle reti e dello scambio il brano registrato non ha più un valore commerciale intrinseco. Serve piuttosto a farsi conoscere, a fare esso stesso da pubblicità. L’artista guadagna fuori da internet, suonando dal vivo, facendo cioè il suo vero lavoro. Al massimo si può ricavare qualcosa dalle donazioni spontanee. Siti come Jamendo permettono agli utenti di scaricare musica gratuitamente, ma con la possibilità di fare donazioni agli artisti. Non sono pochi i siti con un pulsante per ricevere donazioni. Gli utenti possono ritenere utile il sito in questione e meritevole di un piccolo obolo, ma difficilmente questo sarà comunque sufficiente a farne un’attività a tempo pieno.
In conclusione il web è - a mio parere - pur sempre un mondo virtuale, fatto di pura informazione. La pubblicità può dare l’illusione di guadagni, ma alla lunga non può che fagocitarlo in cambio di poco o niente. Essendo un mondo virtuale eventuali guadagni non possono che arrivare dal mondo reale. Io sono dell’idea che già poter diffondere potenzialmente in tutto il mondo il proprio libero pensiero sia una gratificazione sufficiente. Nessuno vi pagherà mai per esprimere le vostre idee: semmai vi pagherà perché esprimiate le sue.





Settembre 5th, 2008 at 10:13 am
Caro Stargazer, come al solito credo che la verità stia nel mezzo. Condivido alcune tue idee, ma contemporaneamente non mi sento di abbandonare le mie.
“Innanzitutto la pubblicità sul web premia pochissimi soggetti”
Non direi. Io credo che siano molti i soggetti premiati dalla pubblicità. Molti gestori di siti web “non si fanno pubblicità” ma guadagnano eccome.
“Solo i grandi siti, quelli con enormi numeri quotidiani, guadagnano significativamente dai click sugli annunci.”
conosco molti siti “piccoli” che guadagnano eccome. Ho fatto delle piccole ricerche personali in merito.
“Mai sentito di Google che chiude un account Adsense?”
Eccomi! Infatti chi guadagna con la pubblicità afferma - a ragione - che non bisogna mettere tutte le uova nello stesso paniere. Non bisogna cioè affidarsi ad un solo “agente” (leggi Google/AdSense), perché se quest’ultimo chiude i rubinetti, addio business.
“Sarebbe poi da mettere in discussione anche il concetto stesso di pubblicità come fonte di sostentamento economico”
e perché mai? Al solito: basta non abusarne. Le emittenti televisive private come quelle di Mediaset non avrebbero mai aperto senza utilizzare la pubblicità. Se ricevi qualcosa (servizio, informazione, prodotto) DEVI pagare qualcosa in cambio. E’ la legge del mercato
“Quale modello di business allora?”
Ecco, appunto. Non basta dire “la pubblicità non la tollero”. Occorre proporre qualcosa di alternativo come minimo. Chissà, magari ci sarà pure qualcosa di alternativo, non lo so. Una cosa è certa, un servizio o prodotto non può essere fornito gratis. Alla fine viene sempre pagato in qualche modo. Donazioni e volontariato a parte, ovviamente.
“L’artista guadagna fuori da internet, suonando dal vivo”
questo è verissimo e lo condivido in pieno.
Ci sono alcuni che hanno tentato strade alternative (sistema dei crediti/debiti) ma alla fine è sempre un dare-avere. Io do una cosa a te e tu dai una cosa a me.
Settembre 6th, 2008 at 11:31 am
Sarei curioso di sapere quali sono i siti non-mainstream che guadagnano e quanto guadagnano… anche se non sono informazioni che si divulgano volentieri
Stranamente anche Alessandro Bottoni ha scritto lo stesso giorno sullo stesso argomento, esprimendo posizioni che non mi sembrano troppo dissimili dalle mie. Si vede che è un tema caldo nella blogosfera
Settembre 8th, 2008 at 9:54 am
Come commentato già da qualcuno, il conto 2.400/800 euro non va. L’articolo parte da presupposti totalmente arbitrari. Io conosco personalmente alcuni siti che “campano” e non sono la Repubblica.it.
Possibile che in Italia si debbano fare ancora discorsi da paese del terzo mondo? Possibile che l’e-commerce qui da noi non riesca a decollare? Possibile che termini come drop shipping, e-commerce et similia facciano ancora “paura” in Italia? Quando la smetteremo di essere provinciali?
Quanto al “tema caldo”, beh, la pubblicità è un tema perennemente caldo in Italia (paese dalle annose chiacchere e dai fatti scarsi).