Archive for the 'Copyright' Category

Liberiamoci della SIAE

Martedì, Marzo 24th, 2009

Tutti purtroppo conoscono la SIAE e la sua sete inestinguibile di denaro: artisti, esercenti, locali pubblici, ma anche i semplici amanti della musica. Se aspettiamo che dall’alto facciano qualcosa per allentarne la morsa mortale stiamo freschi. Dobbiamo pensarci noi, prosciugandone le fonti. Si può fare.

Proprio oggi ho ricevuto in qualità di utente una mail da Jamendo, un servizio che diffonde e promuove la musica libera. Mi esortano a diffondere il loro servizio “pro”, che permette a ristoranti, negozi, bar, locali pubblici in genere di diffondere la musica degli artisti di Jamendo. Il servizio ha un costo contenuto che va a remunerare gli artisti, è molto inferiore alle gabelle del monopolista di Stato, e soprattutto è SIAE-esente: non dovrete più un centesimo alla simpatica Società di Autori ed Editori, assicura Jamendo fornendo un certificato di conformità giuridica. La brochure del servizio è esplicativa.

Naturalmente Jamendo è gratuito per i privati, e ci trovate un sacco di buona musica, nient’affatto inferiore né artisticamente né qualitativamente a quella che potreste trovare sui soliti canali. Sulla mia pagina potete trovare un po’ di musica selezionata da me.

Pensateci e date anche voi il vostro contributo per prosciugare le fonti di sostentamento ai parassiti.

Il codice Radiohead

Venerdì, Dicembre 14th, 2007

Pare che i Radiohead abbiano deciso di abbandonare la strada del rilascio su internet dei loro album. Francamente non seguo i Radiohead, quindi non so se l’iniziativa abbia avuto successo economico o meno. La cosa interessante è che anche la band più illuminata fatica a scrollarsi di dosso le vecchie mentalità.

Pare che l’abbiano capito davvero in pochi, ma quando pubblichi qualcosa su internet ciò diventa automaticamente di pubblico dominio. Il punto non è se questo sia legale o meno, ma che le cose vadano esattamente così. Internet azzera l’economia della scarsità. Non si può vendere all’infinito niente che sia immateriale.

Mettere in download un album chiedendo un’offerta libera va bene, purché non ci si aspetti niente. L’album in circolazione su internet significa solo pubblicità, enorme, capillare, a costo zero, senza costi di distribuzione. I soldi vanno guadagnati in altro modo, di sicuro non vendendo pezzi di plastica a 30 euro.

Non è una scelta, è semplicemente l’inevitabile. Non puoi processare o esigere risarcimenti da milioni di persone: è come voler fermare un fiume in piena con le mani.

Ancora non ci siamo

Giovedì, Novembre 22nd, 2007

Arriva Kindle, il lettore e-book di Amazon. Lodevole iniziativa, ma non ci siamo proprio. Da anni agogno un lettore di e-book come si deve (ho tantissimo materiale elettronico da leggere), ma nessuno sembra aver compreso ancora da che parte va il mondo.

Io voglio un lettore aperto, con cui possa leggere pdf, chm, pagine html, file di testo semplice, su cui possa caricare a mio piacimento attraverso standard di comunicazione (usb, reti wireless o quello che è) ciò che mi pare.

E invece, ad intervalli regolari, esce puntualmente il “nuovo” lettore rivoluzionario da 400 dollari: comunica con un protocollo proprietario, legge solo e-book in formato proprietario che si possono ottenere esclusivamente dal produttore a cifre “modiche” (10 dollari, come e più di un libro stampato).

Ma se a me non interessano il Wall Street Journal, La Repubblica o l’ultimo romanzetto pop di Dan Brown? Se io voglio leggermi il libro Creative Common in pdf del tale autore non mainstream?

Niente da fare, il mio lettore e-book non arriva mai. E devo continuare ad arrangiarmi col portatile e con la GP2X.

[via aGhost]

La pirateria danneggia il software libero

Giovedì, Novembre 15th, 2007

Ogni tanto si leggono anche belle notizie. Una di queste è senz’altro l’ondata di controlli nelle aziende di Roma alla ricerca di software pirata, come riporta Punto Informatico. E’ una bella notizia perché la pirateria danneggia il software libero.

E’ opinione diffusa che Microsoft abbia sempre tollerato la copia abusiva dei propri software per incoraggiarne la diffusione. L’utente domestico che installa una copia pirata di Microsoft Office sul PC di casa nella sua azienda adotterà lo stesso Office, pagando la licenza. In questo modo il software Microsoft è diventato il più diffuso e conosciuto dalla stragrande maggioranza degli utenti di PC. Le situazioni poi degenerano e così praticamente in tutte le aziende italiane i software non vengono mai acquistati (ma utilizzati sì). Questo ha sempre penalizzato l’introduzione del software libero nelle aziende, perché tanto anche quello proprietario era “gratis”. E perché rinunciare al software abituale in favore di quello libero (e legale) se non c’è vantaggio economico?

Per fortuna l’interesse delle aziende per il software libero sta crescendo. Speriamo che la Guardia di Finanza ci dia una mano.

Siamo tutti debitori

Mercoledì, Ottobre 10th, 2007

Attento tu che leggi! Per il solo fatto di usare un computer devi dei soldi a Microsoft. Sì, anche tu che come me usi solo GNU/Linux. Perché? Il perché non ti è dato saperlo, ma sappi che è così e basta. Parola di Steve Ballmer, CEO di Microsoft.

Se poi stai ascoltando un tuo CD (regolarmente acquistato) o la radio non fare il furbo: devi dei soldi all’industria della musica. E non fare finta di non saperlo! Potrebbero esserci delle persone nelle vicinanze che odono musica gratis gozzovigliando alle spalle delle major: è francamente inaccettabile.

Quindi accendi un mutuo presso la tua banca (meglio se a tasso variabile) e salda subito i debiti che hai verso tutte queste brave persone!

Tre storie di copyright

Sabato, Settembre 8th, 2007

Che il “Mondo del Copyright” sia impazzito da molto tempo è cosa nota. Adesso però gli Aventi Diritto stanno perpetrando tali e tanti abusi che nessuno può restare indifferente, perché i disastrosi effetti culturali ed economici - a cascata - si ripercuotono sull’intera collettività.

Iniziamo dalle web radio, che in Italia devono sottostare ad un contratto capestro stipulato con la SIAE. In breve le webradio italiane, commerciali e amatoriali, devono stipulare un contratto simile a quello delle radio tradizionali, con alcune peculiari varianti, p.es. che se anche la SIAE concede i diritti, i singoli Aventi Diritto possono per conto proprio revocarli in qualsiasi momento, senza che si possa pretendere alcun rimborso. In pratica si deve pagare la licenza, la quale può essere resa inutile, ma non può essere rimborsata. Intanto pagare, poi si vedrà. Complimenti.

Seconda storia, questa riguardante le radio tradizionali. La Federazione italiana dei discografici diffonde una sentenza della Cassazione che impone alle radio italiane di pagare loro anche i “diritti connessi”, oltre a quelli già versati alla SIAE. In estrema sintesi la SIAE riscuote i diritti per conto di Autori ed Editori, ma questi ultimi da ora riscuotono anche per conto proprio: non al posto della SIAE, ma in più. Si paga due volte.

Varcando i confini italici e spostandoci oltremanica arriviamo alla terza storia. Un ricercatore pubblica un articolo scientifico con una licenza Creative Commons che permette la diffusione, ma nega lo sfruttamento commerciale. L’editore di Oxford Journals lo ripropone sul proprio sito chiedendo soldi per il diritto alla ripubblicazione, violando palesemente i termini della licenza. Ecco dunque gli editori, pronti a seminare morte e distruzione se un libro fuori stampa viene fotocopiato, che se ne fottono del Sacro Diritto d’Autore quando appartiene ad altri.

Fallimenti facili

Domenica, Marzo 11th, 2007

Liber LiberZanichelli afferma che in 41 mesi, 266 loro e-book online hanno venduto 118 copie complessive. Sono sicuro che a nessuno degli editori è venuto in mente che pagare un ebook in un formato proprietario, che grazie al DRM magari scade fra qualche mese, che si può leggere solo con un costosissimo e scomodo lettore dedicato forse non è conveniente. Tantopiù che ci sono Liber Liber e il filesharing con i quali si può scegliere di tutto e di più, in formati liberi, per poi leggere con un apparecchio tipo la GP2X che fa anche mille altre cose. Se le condizioni degli editori sono queste conviene ancora comprarsi il libro di carta.

[via Manteblog]

L’idiozia di Capitan Copyright

Sabato, Febbraio 10th, 2007

Capitan Copyright Solo una manica di idioti poteva pensare di convincere migliaia di bambini e adolescenti a smettere di praticare il filesharing con un’iniziativa “culturale” patetica come il fumetto di Capitan Copyright, una specie di Robin Hood dei ricchi che doveva plagiare le giovani menti per creare domani un esercito di consumatori-zombi pronti a svenarsi per qualunque porcheria gli si volesse propinare e che denunciasse alle autorità tutti i conoscenti colti a compiere l’orrendo crimine di “scaricare”.

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L’intervista possibile

Venerdì, Febbraio 9th, 2007

Ieri Punto Informatico ha pubblicato un’intervista ad Enzo Mazza, presidente dell’associazione italiana dei discografici. Un’intervista magnifica, imperdibile per la sua chiarezza. Dopo aver portato a casa leggi repressive e “equi compensi” che tanto equi non sono, adesso vogliono darsi una patina di modernità dietro la quale occultare i soliti propositi: limitare al massimo gli utenti, comprimere i propri costi e dilatare i profitti, senza fare assolutamente niente. Vale la pena sottolineare un paio di passaggi tra i più significativi.

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E sarebbe il futuro?

Giovedì, Gennaio 25th, 2007

Se ci fosse bisogno di sapere in che modo le major della musica intendono rinnovarsi nell’era delle tecnologie di copia e di scambio, basta guardare come viene distribuito il singolo “Basta poco” di Vasco Rossi.

La qualità audio non è molto elevata a causa di una compressione un po’ spinta (così loro risparmiano banda). Bisogna possedere un lettore MP3 “griffato” tipo iPod o approvato Microsoft, perché sui comuni lettori non va. Ci sono limiti al numero di PC e lettori su cui si può ascoltare, sul numero di volte che si può masterizzare, sul sistema operativo da utilizzare. Il tutto alla “modica” cifra che va dai € 2,50 ai € 0,99. Conviene davvero?

Un modello simile è già stato sperimentato dalle “cugine” major del cinema, con risultati fallimentari. Tutto questo sta solo a dimostrare che i presunti rinnovamenti che hanno in testa lor signori sono solo aggiustamenti - se possibile ancora più remunerativi - del loro caro, vecchio, rassicurante modo di arricchirsi.

[via Il Disinformatico]