Archive for the 'Cultura' Category

Una lucida analisi politica

Martedì, Giugno 9th, 2009

Ciò che mi stupisce particolarmente è la delicatezza delle nostre orecchie, che quasi non sopportano più se non titoli altisonanti; vi sono persino alcuni dalle idee religiose così singolari che sopportano piuttosto le più atroci offese contro Gesù Cristo, che il più piccolo scherzo contro il Papa o contro il loro signore, specialmente quando ne vada di mezzo il loro interesse personale.

(Erasmo da Rotterdam, Lettera dedicatoria dell’Elogio della Follia al suo amico Tommaso Moro, 1508)

Tutto per il profitto

Giovedì, Ottobre 18th, 2007

Naomi Klein, No Logo A partire dagli anni Cinquanta, Shell Nigeria ha estratto una quantità di petrolio pari a 30 milioni di dollari dalle terre della popolazioni Ogoni, nell’area del delta del Niger. L’80% dell’economia nigeriana si basa sui profitti derivanti dal petrolio, che ammontano a 10 miliardi di dollari l’anno e circa la metà delle entrate provengono dalla Shell. La popolazione Ogoni non solo è stata privata dei profitti derivanti dalle ricche risorse naturali delle sue terre, ma vive ancora in gran parte senza elettricità e acqua corrente e sia il terreno sia l’acqua sono stati inquinati da oleodotti aperti, fuoriuscite di petrolio e combustione di gas.

Guidato dallo scrittore candidato al Premio Nobel per la Pace Ken Saro-Wiwa, il Movement for the Survival of the Ogoni People - Mosop (Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni) iniziò a manifestare per ottenere delle riforme e chiese un risarcimento alla Shell. Per fa sì che i profitti derivanti dal petrolio continuassero ad affluire indisturbati nei forzieri del governo, il generale Sani Abacha diede ordine all’esercito nigeriano di attaccare gli Ogoni. I soldati torturarono e uccisero migliaia di persone. Gli Ogoni incolparono Abacha e accusarono anche la Shell di utilizzare l’esercito nigeriano come una sorta di polizia privata, pagata per reprimere le rivolte pacifiche degli Ogoni, e di sostenere il regime di Abacha legittimandolo con il loro appoggio economico.

Di fronte alle crescenti proteste in Nigeria, nel 1993 la Shell decise di abbandonare i territori Ogoni, mossa che spinse l’esercito nigeriano a intervenire per schiacciare definitivamente gli Ogoni. Un memo trapelato dal capitano del gruppo Rivers State Internal Security Force dell’esercito nigeriano è piuttosto esplicito in proposito: “Operazioni Shell ancora impossibili in mancanza di uno spietato intervento militare che consenta un’agevole ripresa dell’attività commerciale… Raccomandazioni: Azioni di distruzione durante Mosop e altri raduni che giustificano la presenza dell’esercito. Eliminare gli obiettivi in tutte le comunità e a ogni livello di potere, in particolare i soggetti più attivi all’interno dei vari gruppi”.

Il 10 maggio 1994, cinque giorni dopo aver appreso del memo, Ken Saro-Wiwa dichiarò: “La situazione è questa. L’esercito nigeriano sta per arrestarci e giustiziarci. E tutto per colpa della Shell”. Dodici giorni dopo fu effettivamente arrestato e processato per omicidio. Prima che gli venisse comunicata la sentenza, Saro-Wiwa si rivolse alla corte dicendo: “Io e i miei compagni non siamo i soli sotto processo. Anche la Shell è uno degli imputati… L’azienda è riuscita a sottrarsi a questo processo ma verrà di certo anche per lei il giorno del giudizio”. Poi, il 10 novembre 1995, […] il regime militare nigeriano procedette all’esecuzione di Saro-Wiwa e di otto altri leader Ogoni che avevano manifestato contro la Shell.

(Naomi Klein, No Logo, 2000)

Manifesto

Lunedì, Giugno 5th, 2006

Ne è stato arrestato un’ altro oggi, è su tutti i giornali: “Ragazzo arrestato per crimine informatico”, “Hacker arrestato dopo essersi infiltrato in una banca”…

Dannati ragazzini. Sono tutti uguali.

Ma avete mai, con la vostra psicologia da due soldi e il vostro Tecno-cervello da anni 50, guardato dietro agli occhi dell’Hacker? Non vi siete mai chiesti cosa abbia fatto nascere la sua passione?
Quale forza lo abbia creato, cosa può averlo forgiato?

Io sono un Hacker, entrate nel mio mondo…

Il mio è un mondo che inizia con la scuola… Sono più sveglio di molti altri ragazzi, quello che ci insegnano mi annoia…

Dannato sottosviluppato. Sono tutti uguali.

Io sono alle Junior School, o alle High School.
Ho ascoltato gli insegnanti spiegare per quindici volte come ridurre una frazione, l’ho capito.
“No, Ms. Smith, io non mostro il mio lavoro. E’ tutto nella mia testa…”

Dannato bambino. Probabilmente lo ha copiato. Sono tutti uguali.

Ho fatto una scoperta oggi. Ho trovato un computer. Aspetta un momento, questo è incredibile!
Fa esattamente quello che voglio. Se commetto un errore, è perchè io ho sbagliato, non perchè io non gli piaccio… O perchè si senta minacciato da me… O perchè pensi che io sia un coglione… O perchè non gli piace insegnare e vorrebbe essere da un’altra parte…

Dannato bambino. Tutto quello che fa è giocare. Sono tutti uguali.

Poi è successa una cosa… una porta si è aperta su un mondo… correndo attraverso le linee telefoniche come l’eroina nelle vene di un tossicomane, un impulso elettronico è stato spedito, un rifugio dagli incompetenti di ogni giorno è stato trovato, una tastiera è stata scoperta. “Questo è il luogo a cui appartengo…”

Io conosco tutti qui… non ci siamo mai incontrati, non abbiamo mai parlato faccia a faccia , non ho mai ascoltato le loro voci… però conosco tutti.
Dannato bambino.
Si è allacciato nuovamente alla linea telefonica.

Sono tutti uguali.

Ci potete scommettere il culo che siamo tutti uguali… noi siamo stati nutriti con cibo da bambini alla scuola mentre bravamamo una bistecca… i pezzi di cibo che ci avete dato erano già stati masticati e senza sapore. Noi siamo stati dominati da sadici e ignoranti, dagli indifferenti.

I pochi che avevano qualcosa da insegnarci trovavano in noi volenterosi allievi, ma queste persone sono come goccie d’acqua nel deserto. Ora è questo il nostro mondo… il mondo dell’elettrone e dello switch, la bellezza del baud.

Noi facciamo uso di un servizio già esistente che non costerebbe nulla se non fosse controllato da approfittatori ingordi, e voi ci chiamate criminali.

Noi esploriamo… e ci chiamate criminali. Noi cerchiamo conoscenza… e ci chiamate criminali. Noi esistiamo senza colore di pelle, nazionalità, credi religiosi e ci chiamate criminali. Voi costruite bombe atomiche, finanziate guerre, uccidete, ingannate e mentite e cercate di farci credere che lo fate per il nostro bene, e poi siamo noi i criminali.

Si, io sono un criminale.
Il mio crimine è la mia curiosità.
Il mio crimine è quello che i giurati pensano e sanno non quello che guardano. Il mio crimine è quello di scovare qualche vostro segreto, qualcosa che non vi farà mai dimenticare il mio nome.

Io sono un Hacker e questo è il mio manifesto.
Potete anche fermare me, ma non potete fermarci tutti…
Dopo tutto, “Siamo tutti uguali”.

(Hacker Manifesto, by The Mentor, da Hacker Kulture)

Insert Coins

Lunedì, Aprile 3rd, 2006

Ubik Tornato in cucina, pescò da una delle numerose tasche una moneta da dieci centesimi e con essa mise in moto la caffettiera. Annusando l’aroma per lui particolarmente insolito, consultò di nuovo l’orologio e si accorse che i quindici minuti erano passati; fece quindi ritorno frettolosamente alla porta dell’appartamento, girò la maniglia e fece leva sul catenaccio.
La porta rifiutò di aprirsi. Disse invece: “Cinque centesimi, prego.”
Cercò nelle tasche. Non aveva più monete; nulla. “Ti pagherò domani” disse alla porta. Tentò ancora la maniglia. La porta rimase ancora chiusa. “Quello che ti pago” lui informò la porta “è soltanto una mancia, io non sono obbligato a pagarti.”
“Io la penso diversamente” disse la porta. “Guardi nel contratto che lei ha firmato acquistando questo appartamento.”
Trovò il contratto nel cassetto del tavolo; da quando lo aveva firmato si era trovato spesso nella necessità di consultarlo. Era abbastanza chiaro in proposito; il pagamento alla porta per ogni apertura e chiusura costituiva un obbligo contrattuale. Non una mancia.
“Ha scoperto che ho ragione” disse la porta. E la sua voce suonò soddisfatta.
Dal cassetto vicino all’acquaio Joe Chip estrasse un coltello di acciaio inossidabile; con quello prese a smontare sistematicamente il dispositivo di apertura della porta ingoia-quattrini.
“Le farò causa” disse la porta quando la prima vite cadde sul pavimento. Joe Chip mormorò: “Non sono mai stato portato in tribunale da una porta. Ma immagino che riuscirò a sopravvivere.”
Risuonò un colpo alla porta.
“Ehi, Joe, bimbo, sono io, G.G. Ashwood. C’è la ragazza qui con me. Aprimi.”
“Infila un nichel nella fessura” disse Joe. “Il meccanismo sembra essersi inceppato dalla mia parte.”

(da Ubik, di Philip K. Dick, 1969)

Italia oggi

Martedì, Febbraio 14th, 2006

Sappiamo come correggerli fin da quando sono ancora piccini. Non puoi costruire una casa senza chiodi e legname. Se vuoi che la casa non si costruisca, fa’ sparire chiodi e legname. Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno. Fa’ che dimentichi che esiste una cosa come la guerra. Se il Governo è inefficiente, appesantito dalla burocrazia e in preda a delirio fiscale, meglio tutto questo che non il fatto che il popolo abbia a lamentarsi. Pace, Montag. Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’anno passato. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza. Chiunque possa far scomparire una parete TV e farla riapparire a volontà, e la maggioranza dei cittadini oggi può farlo, sarà sempre più felice di chiunque cerchi il regolo-calcolatore, misurare e chiudere in equazioni l’Universo, il quale del resto non può esserlo se non dando all’uomo la sensazione della sua piccolezza e della sua bestialità e un’immensa malinconia. Lo so, perché ho tentato anch’io; ma al diavolo cose del genere. Per cui, attàccati ai tuoi circoli sportivi e alle tue gite, ai tuoi acrobati e ai tuoi maghi, ai tuoi rompicollo, autoreattori, motoelicotteri, donne ed eroina, e a ogni altra cosa abbia a che fare coi riflessi condizionati. Se la commedia non vale niente, se il film non sa di nulla, se la musica è sorda, punzecchiami col pianoforte elettronico, fragorosamente. Io crederò di rispondere alla musica, quando invece si tratta soltanto di una reazione tattile alla vibrazione. Ma che m’importa? Tanto, a me piacciono i divertimenti solidi e compatti.

(da Fahrenheit 451, di Ray Bradbury, 1953)

Poesie dal futuro

Lunedì, Gennaio 30th, 2006

Ci fu dunque, o c’è, un poeta. Questo poeta, di nome Lallafa, scrisse delle poesie che sono considerate in tutta la Galassia le più belle mai composte da essere vivente. La raccolta s’intitola Canzoni della Terra Lunga, ed era, come s’è detto, di indicibile bellezza. Indicibile sul serio, perché appena si parlava di queste poesie si veniva a tal punto sopraffatti dall’emozione e dalla comprensione delle verità ultime e delle realtà globali da sentire il bisogno immediato di fare una passeggiata e fermarsi sulla via del ritorno a un bar per consumare un bicchiere di prospettiva e soda. Erano dunque, senza possibilità di dubbio, dei capolavori.
Lallafa viveva nelle foreste delle Terre Lunghe di Effa. Scriveva le sue poesie su pagine che erano in realtà foglie secche di habra, e le scriveva senza l’aiuto di una solida cultura o di una bottiglia di liquido inebriante. Raccontava della luce del sole nella foresta, e di che impressione gli faceva. Raccontava delle tenebre che calavano la sera sulla foresta, e di che impressione gli facevano. Raccontava della ragazza che lo aveva abbandonato e di che impressione gli avesse fatto l’essere abbandonato. Molto tempo dopo la sua morte qualcuno trovò le sue poesie e si stupì della loro bellezza. Ben presto si diffuse in tutto l’Universo la notizia della loro esistenza ed esse, per secoli, resero meno grama e triste la vita di tante persone depresse e sconsolate.
In seguito, poco dopo la scoperta del viaggio nel tempo, alcuni grossi produttori di liquido inebriante si chiesero se Lallafa non avrebbe scritto poesie ancora migliori qualora avesse avuto a disposizione un po’ di liquido inebriante; si chiesero anche se non fosse stato possibile indurlo a fare pubblicità al liquido con uno slogan di poche parole, ma significativo.
Viaggiarono quindi sulle onde temporali, trovarono Lallafa, gli spiegarono, con qualche difficoltà, come stessero le cose, e in effetti riuscirono a persuaderlo. Anzi, lo persuasero così bene che, grazie a loro, diventò estremamente ricco, e la ragazza che avrebbe dovuto abbandonarlo ispirandogli poesie di vibrante intensità emotiva non lo lasciò affatto e si trasferì con lui dalla foresta in un bell’appartamento di città. Lallafa prese poi l’abitudine di andare spesso nel futuro a fare il conduttore di spettacoli televisivi, nei quali brillava.
Naturalmente non si preoccupò mai di scrivere le poesie, e questo creò qualche difficoltà che però venne risolta facilmente. I produttori di liquido inebriante spedirono Lallafa in un posto da loro scelto e lo tennero là per una settimana con una copia del suo libro prelevata dal futuro e una montagna di foglie secche di habra. Così Lallafa copiò il contenuto del libro sulle foglie e rimediò al danno causato dal viaggio nel tempo.

(da La vita, l’Universo e tutto quanto, di Douglas Adams)