Archive for the 'Internet' Category

Il codice Radiohead

Venerdì, Dicembre 14th, 2007

Pare che i Radiohead abbiano deciso di abbandonare la strada del rilascio su internet dei loro album. Francamente non seguo i Radiohead, quindi non so se l’iniziativa abbia avuto successo economico o meno. La cosa interessante è che anche la band più illuminata fatica a scrollarsi di dosso le vecchie mentalità.

Pare che l’abbiano capito davvero in pochi, ma quando pubblichi qualcosa su internet ciò diventa automaticamente di pubblico dominio. Il punto non è se questo sia legale o meno, ma che le cose vadano esattamente così. Internet azzera l’economia della scarsità. Non si può vendere all’infinito niente che sia immateriale.

Mettere in download un album chiedendo un’offerta libera va bene, purché non ci si aspetti niente. L’album in circolazione su internet significa solo pubblicità, enorme, capillare, a costo zero, senza costi di distribuzione. I soldi vanno guadagnati in altro modo, di sicuro non vendendo pezzi di plastica a 30 euro.

Non è una scelta, è semplicemente l’inevitabile. Non puoi processare o esigere risarcimenti da milioni di persone: è come voler fermare un fiume in piena con le mani.

Un giornalismo libero

Martedì, Dicembre 11th, 2007

Quanto sarebbe importante un giornalismo libero sui media mainstream? Tantissimo, ne sono certo. Un bell’esempio - al di là del notissimo Report - è costituito da Punto Informatico, quotidiano web che da anni informa il suo affezionato pubblico sulle nefandezze della politica in materia di tecnologia e nuovi media. In questi anni abbiamo potuto apprendere di scandali come tasse a favore della SIAE, legge Urbani, portaloni mangiasoldi stile Italia.it, la Levi-Prodi e l’ultimissima proposta dell’on. Carlucci di donare 20 milioni di euro a fondo perduto alle major della musica, anche quelle internazionali.

Internet non è ancora mainstream e Punto Informatico non ha il seguito di Porta a Porta, ma ha il merito enorme di aver sollevato le questioni e rese pubbliche le proposte di politici che altrimenti l’avrebbero fatta completamente franca, anche dal punto di vista dell’immagine. Nefandezze che si perpetrano in un silenzio mediatico rotto soltanto dai migliori prodotti della rete.

Beppe Grillo non ha tutti i torti se il prossimo V-Day vuole farlo sull’informazione. Ne frattempo… grazie di cuore Punto Informatico!

Dicono di noi

Giovedì, Ottobre 25th, 2007

Ricardo Franco Levi Credete sia bello, oltre al danno di una legge che nega la parola in rete ai non autorizzati dal governo, essere presi per i fondelli da tutto il mondo civilizzato? No, non lo è, ma è quello che purtroppo sta succedendo.

Il Times Online, la versione web dell’autorevole quotidiano londinese, pubblica un articolo che titola nientemeno che “Un assalto geriatrico ai blogger d’Italia“. E il titolo è solo l’antipasto: il seguito è peggio. Traduco liberamente alcuni stralci:

Per gli standard del G8 l’Italia è un paese strano. In sintesi è una nazione di legislatori ottuagenari eletti da pensionati settantenni. Tutto il resto è consequenziale. […] Se il governo italiano sembra incapace di adattarsi al mondo moderno la spiegazione è piuttosto semplice. Anche il tuo paese agirebbe così se fossero in carica i tuoi nonni. […] Fuori dall’Italia la proposta di legge per regolamentare la rete ha provocato sghignazzi. […] Ufficiali di governo in preda al panico, ovunque si trovino in Harare, Beijing o Roma (sì, questa è la seconda volta che viene proposta qui), impongono una nuova museruola per internet, ma i cittadini più svegli la eludono e basta. […] Non prendertela amico. Goditi il sole, il vino rosso e le tagliatelle. […] Forse è per questi ovvi motivi che la bozza di legge sta subendo delle modifiche. Se fosse ratificata - ed in questo momento l’ipotesi appare spaventosamente realistica - il Ministro delle Comunicazioni deciderebbe chi deve registrarsi presso lo stato. Ciò è sconfortante. L’intento della bozza di legge, così com’è transitata al Consiglio dei Ministri, sarebbe quello di imbavagliare i blogger diventati particolarmente scomodi per i potenti.

E’ sufficiente? Potrebbe esserlo se non fossimo diventati gli zimbelli del mondo. Grillo cita un altro articolo su BoingBoing, uno dei blog più letti al mondo, pieno di commenti ironici sulla nefasta proposta di legge.

La malafede associata alla più totale incapacità, con l’aggiunta di una buona dose di goffaggine, può provocare situazioni di enorme imbarazzo per tutto il Paese: grazie tante signor Levi. Consoliamoci però, perché se la legge dovesse passare possiamo sempre chiedere asilo allo Zimbabwe.

Qualcosa da cui difendersi

Mercoledì, Ottobre 24th, 2007

Si esagera a parlare di attacco portato volontariamente alla libertà di espressione su internet? Piero Folena, in un’intervista a Punto Informatico, leva ogni dubbio in proposito:

L’ignoranza di cosa sia la Rete è molto diffusa, molto bipartisan. Molti vedono Internet come qualcosa da cui difendersi.

Ignoranza sulle cose di internet o tentativo di spazzare via per decreto legge i vari Mastella ti odio, clEMENTE MASTELLA, Scandalo Italiano e tutti gli altri siti scomodi?

Delitti e decreti

Lunedì, Ottobre 22nd, 2007

E’ incredibile la pioggia di “prese di posizione” postume dei politici riguardo al decreto uccidi-internet della premiata ditta Levi-Prodi. Di Pietro che dice no, Gentiloni che si “assume la responsabilità” di non aver controllato e tutti concordi con il fatto che il decreto non s’ha da attuare. Eppure l’avevano votato tutti solo pochi giorni fa.

Un errore quindi? Una svista in buonafede? La solita crassa ignoranza tipica del legislatore italico? Difficile a credersi. A pensar male di potrebbe dire che Mastella, Rutelli e tutti i politici messi in grave difficoltà negli ultimi tempi attraverso il mezzo internet abbiano fatto un rozzo tentativo di togliersi il pungolo dal sedere, bollati ancora una volta dal cyber-cittadino e dal buonsenso. E la vicenda De Magistris con il lieto fine ceppalonico si colloca perfettamente nel quadro.

Ci hanno provato. Ci provano. Ci riproveranno. Si deve stare sempre in campana.

Gli zimbelli

Venerdì, Ottobre 19th, 2007

Emerge dal consueto silenzio e rigorosamente a sorpresa l’ennesimo spettro di una legge che reprime e limita in qualche modo la libertà di espressione su internet. I dettagli su Punto Informatico, ma in sostanza verrebbero imposte pastoie burocratiche (costose, ovviamente) a chiunque gestisca un sito web, anche un semplice blog come questo in cui - senza alcuno scopo di lucro né pretesa di informazione - io mi diletto nello scrivere ed esprimere le mie personalissime opinioni.

Se qualcuno nutrisse ancora dei dubbi, è chiaro come il sole come alla classe politica internet dia un fastidio intollerabile. Usando il mezzo internet i cittadini non sono più passivi spettatori del teatrino, ma esercitano un’enorme pressione sui politici, molto più di quanto gli stessi vogliano far intendere. Se è vero che un milione e mezzo di persone è sceso in piazza per il V-Day organizzato esclusivamente con la rete, se è vero che lo scandaloso portale Italia.it è stato messo sotto accusa esclusivamente con la rete e se è vero che oggi come oggi sono quasi esclusivamente i blog dei cittadini a fare pressione sulla casta, risultano evidenti i motivi dell’accanimento.

Nonostante i continui proclami di “spinta all’innovazione” e con le solite scuse intrise di vago buonsenso (impedire la diffamazione, contrastare la pedofilia, tutelare i posti di lavoro nella tale industria) ogni giorno la classe politica perpetra attacchi frontali verso la libertà di uno specifico medium, tentando in tutti i modi di uniformarlo al modello di comunicazione che più amano, quello televisivo. Loro e solo loro parlano, gli altri ascoltano.

E così non si vergognano di niente e trascinano l’Italia sempre più in basso negli indici di avanzamento tecnologico e libertà di parola. Siamo gli zimbelli del mondo civile. Ma la cosa peggiore resta un’inquietante continuità fra governi di segno teoricamente opposto, che alla prova dei fatti perseguono le stesse identiche politiche. Vuoi farti incu*are da Prodi o Berlusconi?, dalla Brambilla o da Veltroni? Finalmente si può scegliere.

Censura inversa

Martedì, Ottobre 9th, 2007

Conoscevo l’esistenza del blog satirico Mastella ti odio, ma non avevo mai avvertito la curiosità di visitarlo. Almeno fino a quando il Ministro della Giustizia, protagonista della satira, non ha tentato di censurarlo. Così ho iniziato a leggerlo e lo ritengo davvero interessante!

Funziona così la rete: più cerchi di censurare e più il bersaglio guadagna una visibilità che prima nemmeno si sarebbe sognato; e se riesci a chiudere un sito ecco che ne spuntano altri 10 del tutto simili. E’ per questo motivo che bisogna respingere con forza ogni tentativo di “governance” della rete imposto dall’alto con la scusa di tutelare i cittadini. Il loro vero intento è esattamente opposto: tutelarsi dai cittadini.

Chissà quale nostalgia provano i signorotti feudali del XXI secolo per i bei tempi andati in cui bastava epurare dalla RAI una voce di dissenso per soffocarla definitivamente!

Bisogna pur cominciare

Sabato, Ottobre 6th, 2007

Clemente Mastella, dal suo blog, lancia una provocazione: “Sono io il Male d’Italia?“. La risposta è fin troppo semplice: sì. Di certo non l’unico Male d’Italia, ma uno dei mali senza alcun dubbio. E oltretutto Mastella incarna alla perfezione il politico maneggione, arraffone, sempiterno, mitologicamente mezzo uomo e mezza poltrona, che fa politica esclusivamente per il profitto personale e per i privilegi, e che impiega le già scarse risorse dello Stato a suo uso e consumo. E poi da qualcuno si dovrà pur cominciare.

La novità rispetto al passato è internet. Fino a pochi anni fa i politici “mastellavano” impunemente, con televisioni e giornali che li ossequiavano seppellendo il dissenso nel silenzio. I media mainstream continuano ad ossequiarli, ma con internet il dissenso emerge spontaneamente e si fa percepire bene dagli interessati, che fanno evidente fatica a tenere i nervi saldi.

Da cittadino esasperato dal gozzoviglio senza pudore dei politici professionisti esulto nel vedere Mastella e quelli come lui in grave difficoltà nel tentativo goffo e disperato di ribattere a tutte le accuse - fondatissime - che gli piovono addosso. Questa difficoltà non è frutto di coraggiose inchieste giornalistiche portate avanti dalle grandi testate, ma proviene dall’internet che segue il blog di Grillo, dai cittadini che inondano di commenti arrabbiati i blog dei politici, dai blog di satira che subiscono i soliti, arroganti tentativi di censura.

E’ finita insomma la pacchia: i privilegi, specialmente quando sono tanti e succosi, bisogna sudarseli.

La mia sul V-Day

Mercoledì, Settembre 12th, 2007

V-Day Le TV nazionali lo hanno ignorato, i grandi quotidiani ne hanno dato una versione stravolta. Al contrario tutti i blog hanno parlato in questi giorni del V-Day di Beppe Grillo, anche criticandolo con impeccabili ragionamenti politici come Gennaro Carotenuto, o mancando un po’ il punto come forse Mantellini. L’aspetto curioso è che più o meno tutti in fondo sono d’accordo con Grillo, ma sembra quasi che dichiararsi apertamente suo estimatore sia una cosa da allocchi, come quelli che guardano “Porta a Porta” o “Matrix”: un po’ di puzza sotto il naso, un atteggiamento snob.

Io invece voglio dirlo chiaramente: sono d’accordo al 100% con Beppe Grillo, sono un suo totale estimatore, anche con il suo populismo e il suo qualunquismo. Perché? Fondamentalmente per due motivi. Il primo è che i suoi argomenti sono sacrosanti e quelle cose le abbiamo pensate un po’ tutti anche prima che le dicesse lui. Ma è il secondo aspetto che mi interessa di più.

Dicono che il V-Day ha abbia avuto un enorme successo in termini di partecipazione. Senza TV. Senza giornali. Solo con la rete internet, il web, i blog, il passaparola telematico. Giulietto Chiesa per esempio è uno che non crede affatto nella rete: per mobilitare le masse ci vogliono le televisioni - sostiene -, quindi il primo passo verso qualsiasi cambiamento radicale è conquistarne una per parlare a queste masse. Ebbene, Beppe Grillo e il V-Day hanno dimostrato che la rete mobilita, raggiunge le persone, le chiama a raccolta. Non più numeri, ma facce. D’altra parte una cosa è certa: l’audiance di un sito web è una misurazione molto più accurata e reale di un qualsiasi numero presunto sparato dall’Auditel per le trasmissioni televisive. E i numeri, quelli veri, dicono da qualche anno che il blog di Beppe Grillo è uno dei più visitati del mondo.

Grillo raggiunge le masse. Le accuse più o meno velate di qualunquismo e populismo lasciano il tempo che trovano. Come raggiungere queste masse se si parla in modo troppo sofisticato? Si vogliono raggiungere (almeno lontanamente) i numeri della TV o no? E allora si deve parlare “alla pancia” della gente un po’ come Berlusconi, Bossi o Veltroni. Beppe Grillo almeno parla alla pancia senza rincoglionire mentendo, quanto piuttosto informando e suscitando indignazione, con un linguaggio schietto, semplice e diretto: adatto a raggiungere le masse, appunto. Troppe velleità culturali, troppi sofismi, troppi toni elitari non sono adatti a questo scopo.

Il protagonista dice che non entrerà mai in politica. Gli credo. Non è questo il suo obiettivo, ma mobilitare le masse attraverso un canale ancora libero come internet bypassando il blocco dei media tradizionali. Ha dimostrato che si può fare. Lui è un comico, ha saputo prendere slancio dalla sua popolarità precedente alla rete e ha fatto in modo brillante il primo passo in questa direzione. Sarebbe ora che gli Intellettuali con la I maiuscola, come Giulietto Chiesa (che stimo infinitamente), lasciassero perdere l’irraggiungibile TV e si adoperassero per parlare insieme a Grillo attraverso il canale internet, dando forma più compiuta a questo movimento in cui si riconoscono milioni di persone. Il comico ha aperto la strada, gli intellettuali ne raccolgano il testimone.

In morte di Second Life

Venerdì, Agosto 17th, 2007

Second Life è morto. Dopo mesi e mesi in cui ci hanno ripetuto che Second Life era il presente e il futuro - naturalmente l’unico possibile - posso tirare un sospiro di sollievo. L’idea che il clou di internet fosse un posto dove la forma è il contenuto, dove le aziende e i politici la fanno da padroni e soprattutto dove chi non spende non esiste non mi piaceva proprio. L’esatto contrario di ciò che apprezzo di internet.