Archive for the 'Lavoro' Category

La formica schiacciata

Martedì, Luglio 1st, 2008

Francamente mi sfugge il motivo che ha condotto la Umbria Olii a chiedere 35 milioni di risarcimento ai familiari di 4 vittime del lavoro.

Certo, gli avvocati avranno spinto molto, pensando alle percentuali che ricaverebbero anche ottenendo solo una minima parte di quanto chiesto. Ma questo non può spiegare come persone adulte, evidentemente non stupide, solitamente molto brave a curare i propri interessi, abbiano potuto intentare un’azione così palesemente ingiusta, impopolare, semplicemente letale per l’immagine dell’azienda, già sufficientemente provata dall’incidente. A meno che qualcuno non glielo abbia espressamente chiesto nel tentativo di creare un precedente favorevole alle aziende in caso di incidenti mortali sul lavoro.

Tempi duri per le formiche, anche per quelle già schiacciate.

La festa di tutti

Giovedì, Maggio 1st, 2008

In questa nuova era di libertà e prosperità che si sta per dischiudere, in cui la Festa della Liberazione dal Nazifascismo diventa la festa di tutti, belli e brutti, non è giusto che il 1° Maggio rimanga la festa solo di alcuni lavoratori. Secondo voi gli imprenditori non lavorano? Non si alzano tutte le mattine per mandare avanti la propria attività? E i grandi imprenditori, siccome hanno grandi attività, lavorano anche di più. Quindi il 1° Maggio deve essere sì la festa degli operai, degli impiegati, dei precari, ma anche la festa dei grandi imprenditori, che lavorano pure loro. E se il governo deciderà di togliere qualcosina ai primi per dare ai secondi - in modo che i benefici possano pian piano ricadere su tutti - sempre fra lavoratori rimane, giusto?

Ma siete pazzi?

Mercoledì, Dicembre 12th, 2007

Chi segue assiduamente l’ottimo blog Petrolio è già perfettamente informato del fatto che l’oro nero stia per terminare. Sì: la Grande Madre Terra sta rapidamente esaurendo le scorte. Ma questa è una notizia per i pochi eletti che si informano su internet anziché su RaiSet e la sua costola di cellulosa.

Grazie allo sciopero degli autotrasportatori forse un dato di fatto è però giunto alle orecchie del grande pubblico, almeno di quello che vuole sentire: il nostro intero stile di vita è basato sul petrolio. Niente petrolio? Niente automobile, niente lavoro, niente provviste, per non parlare di shopping, viaggetti e gitarelle. Niente di quello stile di vita american way che i media nostrani pompano a pieno ritmo fin dai gloriosi tempi della “Milano da bere” e le prime tv del biscione.

Ovviamente nessun governo prenderà mai sulle sue spalle l’onere di iniziare una riorganizzazione della società nel suo complesso, un cambiamento necessario allo stile di vita imperante (e imposto). Figuriamoci poi se l’industria del petrolio o quella dell’automobile lo permetterebbero. Non ci si muoverà da qui finché l’ultima goccia di benzina non sarà uscita dalle pompe. Giunti a quel fatidico momento loro saranno già pronti, ma noi? Eppure per iniziare basterebbe davvero poco, pochissimo, anche solo permettere ove possibile il telelavoro.

Ma no, non si può. Ma come si fa? Andiamo avanti così, in bocca alle magnifiche sorti e progressive, tanto la tecnologia risolverà tutto. Arriverà la magia che ci permetterà di continuare a consumare all’infinito, a ritmi sempre crescenti. Nel frattempo si farà qualche guerra, ma solo per esportare la democrazia. Ridurre i consumi? Ma che siete pazzi?!?

Ignoranza al potere

Mercoledì, Dicembre 5th, 2007

Fantastica striscia di Dilbert che fotografa una situazione dell’industria informatica evidentemente non più solo americana.

Capo: Non capisco niente di quello che fai, quindi secondo me sono tutte cose inutili.
Dilbert: Forse se tu potessi andare al M.I.T. e prenderti una laurea potresti capire quello che faccio.
Capo: Sarebbe più facile che negarti un aumento?

[via Cubasia]

Tastare il polso

Venerdì, Aprile 13th, 2007

A volte per tastare il polso dell’ICT italiana non servono complicati report di importanti società specializzate, ma è sufficiente saper leggere alcuni fatti apparentemente irrilevanti. Per esempio che Amazon resta fuori dall’Italia per il

cronico ritardo tecnologico che affligge il mercato italiano, dove la banda larga e l’e-commerce sono ancora agli albori e dove due fattori frenano la crescita del sistema Italia: la scarsa volontà di fare ricerca e innovazione, ma anche e soprattutto la quasi inesistente propensione di chi investe a rischiare con progetti nuovi.

Oppure che il Google Developer Day 2007 toccherà alcune delle maggiori città europee, ma non l’Italia.

Progresso

Martedì, Marzo 20th, 2007

Clown wears clown La lista concatenata è stata brevettata. Adesso ogni programmatore che vorrà usarla dovrà pagare le royalty oppure inventarsi salti mortali per aggirare il brevetto. Con grande beneficio per il progresso e l’umanità intera.

[via Java Journal]

Insider

Venerdì, Marzo 2nd, 2007

Le dinamiche di italia.it erano fin troppo facili da immaginare. Non ci stupisce affatto quindi ciò che rivela un insider al blog Scandaloitaliano. Il grassetto è mio.

Credo che un approccio così tecnico sia limitato. Il punto è che non bisogna partire dal presupposto che i 45 milioni di euro siano stati investiti nello sviluppo web e che ci stiano lavorando da anni. […] Il portale che vedete è stato montato in fretta e furia negli ultimi mesi. […] Ho motivo di credere che per la realizzazione tecnica non siano state coinvolte più di una decina di persone che hanno lavorato giorno e notte per mettere in piedi qualcosa di presentabile. Ipotizzo che sia stata imposta dall’altro una forte accelerazione […] che ha costretto una serie di strutture e di persone a lavorare male ed in maniera disarticolata. […] Si trattava più che altro di un’operazione di facciata, “leviamoci questo dente del sito così gli addetti al settore turistico stanno buoni”. […] Le questioni importanti non sono le tabelle nell’html o i caratteri sballati ma il modo in cui questi 45 milioni di euro (di cui se non erro 7 allo sviluppo della piattaforma) si sono volatilizzati. E’ chiaro che solo una parte infinitesimale di questa somma sia stata investita in qualcosa di concreto così come è logico pensare che quei 100.000 euro per l’orribile logo non siano finiti nelle tasche dei due grafici e dell’art director che ci hanno lavorato.

La gestione del denaro pubblico è criminosa, lo sappiamo da sempre. Ma non dobbiamo nemmeno pensare che questo modo di lavorare sia peculiare della pubblica amministrazione. In Italia - pubblica o privata - questa è la norma, si lavora così. Non si bada alla qualità, non si bada al funzionamento: si fa ciccia e basta. E chi non si conforma è visto dagli altri, dirigenti e colleghi, come una pecora nera. Non ci scandalizziamo quindi se gli amici degli amici ci poppano 45 milioni di euro se poi non ci ribelliamo a questa mentalità che si palesa ogni giorno sotto i nostri occhi.

[via aghost]

Economia hacker

Mercoledì, Maggio 24th, 2006

Curiosità, competenza, condivisione: le tre caratteristiche dell’hacker, che non è un fantomatico criminale genio del computer, ma una

“persona che si impegna nell’affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte, non limitatamente ai suoi ambiti d’interesse, ma in tutti gli aspetti della sua vita” (voce di Wikipedia)

Da questa definizione parte Michele Bottari, che nel suo lungo editoriale su Zeus News analizza le caratteristiche di un’economia hacker basata su condivisione di conoscenze, economie locali e microimprese. Vale la pena leggerlo con attenzione.

Precario o flessibile

Giovedì, Maggio 4th, 2006

Che differenza c’è fra un lavoratore flessibile e uno precario? Il primo ha delle forme di tutela garantite dallo Stato, mentre il secondo no. Per esempio il contratto a tempo determinato è flessibile, mentre il contratto a progetto (così come usato dalle aziende) è precario: infatti il primo prevede indennità di disoccupazione, il secondo no.

Tutti i lavoratori sono assicurati obbligatoriamente contro la disoccupazione involontaria in modo da potere ricevere un’indennità in caso di disoccupazione per mancanza di lavoro. Questo oggi purtroppo non riguarda tutti i lavoratori ma solo quelli con contratto a Tempo Indeterminato, Contratto a Tempo Determinato, Interinale o di Inserimento. Non riguarda quindi i Lavoratori Atipici, ovvero con Contratti di Collaborazione o Progetto. (Guida all’indennità di disoccupazione, Cobas)

La smettano quindi di raccontarci la favola che “in Italia è stata introdotta la flessibilità, la mobilità, ecc.”. Precariato è, e precariato sia chiamato.

Ladri di tempo

Giovedì, Aprile 6th, 2006

Sto vivendo un periodo in cui soffro sempre di più la totale mancanza di tempo. Nonostante la mia professione sia per natura portata agli orari flessibili e al telelavoro, grazie ai fossili che dirigono le aziende di informatica mi ritrovo con il classico orario dalle 9:00 alle 18:00, più circa 2-3 ore di spostamenti. Il tempo libero è così inesorabilmente contato e finisco puntualmente col fare le ore piccole. Le ripercussioni sulla produttività tanto amata dai fossili sono inevitabili.

Evidentemente non è un problema solo mio visto che Repubblica dedica un dossier alla questione:

I dati Istat dimostrano che dal 1988 ad oggi gli italiani hanno “guadagnato” due minuti di tempo libero in più al giorno, passando da 3 ore e 49 minuti a 3 ore e 51 minuti di spazio per sé. Una vera miseria, rispetto al resto della media europea, soprattutto Inghilterra e Germania, dove il guadagno è stato di almeno un paio d’ore ogni sette giorni, per non parlare degli americani, che secondo gli ultimi studi, avrebbero conquistato quasi venti ore “off” al mese, mandando al macero tutti gli stereotipi degli statunitensi “workaholic”, ossia drogati di lavoro.

Si dice sempre come in Italia si lavori poco. In realtà penso che sia l’esatto contrario: si lavora troppo e troppo a vuoto. Parlo del mio settore ovviamente, ma penso si possa facilmente generalizzare. I fossili sono ancora convinti che la produttività sia direttamente proporzionale ai minuti lavorati, ma è un maledetto circolo vizioso: più rigidità porta meno tempo libero, meno tempo libero porta più stress, più stress porta meno produttività, meno produttività porta più ore di lavoro necessarie, ecc.

In Italia la crisi dell’informatica e di tutti i settori produttivi è ormai acclarata e dipende da molti fattori: credo che la pessima gestione del tempo sia uno dei tanti. Sono convinto che il rilancio non possa prescindere da un ripensamento della filosofia e dell’etica del lavoro. Aspetta e spera…