Archive for the 'Libri' Category

Una lucida analisi politica

Martedì, Giugno 9th, 2009

Ciò che mi stupisce particolarmente è la delicatezza delle nostre orecchie, che quasi non sopportano più se non titoli altisonanti; vi sono persino alcuni dalle idee religiose così singolari che sopportano piuttosto le più atroci offese contro Gesù Cristo, che il più piccolo scherzo contro il Papa o contro il loro signore, specialmente quando ne vada di mezzo il loro interesse personale.

(Erasmo da Rotterdam, Lettera dedicatoria dell’Elogio della Follia al suo amico Tommaso Moro, 1508)

Niente di nuovo

Venerdì, Agosto 1st, 2008

Pinocchio di Jacovitti

Allora, preso dalla disperazione, tornò di corsa in città e andò difilato in tribunale, per denunziare al giudice i due malandrini, che lo avevano derubato.
Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio scimmione rispettabile per la sua grave età, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali d’oro, senza vetri, che era costretto a portare continuamente, a motivo di una flussione d’occhi, che lo tormentava da parecchi anni.
Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno l’iniqua frode, di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia.
Il giudice lo ascoltò con molta benignità: prese vivissima parte al racconto: s’intenerì, si commosse: e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello.
A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi.
Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro:
- Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione.
Il burattino, sentendosi dare questa sentenza fra capo e collo, rimase di princisbecco e voleva protestare: ma i giandarmi, a scanso di perditempi inutili, gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia.

(Carlo Collodi, Le Avventure di Pinocchio, 1883)

La dottrina dello shock

Giovedì, Marzo 13th, 2008

Sto leggendo l’ultima fatica di Naomi Klein, Shock Economy, e devo dire che è… shocking!

Lettura caldamente consigliata per comprendere almeno un po’ cosa nascondono le verità ufficiali.

Ancora non ci siamo

Giovedì, Novembre 22nd, 2007

Arriva Kindle, il lettore e-book di Amazon. Lodevole iniziativa, ma non ci siamo proprio. Da anni agogno un lettore di e-book come si deve (ho tantissimo materiale elettronico da leggere), ma nessuno sembra aver compreso ancora da che parte va il mondo.

Io voglio un lettore aperto, con cui possa leggere pdf, chm, pagine html, file di testo semplice, su cui possa caricare a mio piacimento attraverso standard di comunicazione (usb, reti wireless o quello che è) ciò che mi pare.

E invece, ad intervalli regolari, esce puntualmente il “nuovo” lettore rivoluzionario da 400 dollari: comunica con un protocollo proprietario, legge solo e-book in formato proprietario che si possono ottenere esclusivamente dal produttore a cifre “modiche” (10 dollari, come e più di un libro stampato).

Ma se a me non interessano il Wall Street Journal, La Repubblica o l’ultimo romanzetto pop di Dan Brown? Se io voglio leggermi il libro Creative Common in pdf del tale autore non mainstream?

Niente da fare, il mio lettore e-book non arriva mai. E devo continuare ad arrangiarmi col portatile e con la GP2X.

[via aGhost]

Tutto per il profitto

Giovedì, Ottobre 18th, 2007

Naomi Klein, No Logo A partire dagli anni Cinquanta, Shell Nigeria ha estratto una quantità di petrolio pari a 30 milioni di dollari dalle terre della popolazioni Ogoni, nell’area del delta del Niger. L’80% dell’economia nigeriana si basa sui profitti derivanti dal petrolio, che ammontano a 10 miliardi di dollari l’anno e circa la metà delle entrate provengono dalla Shell. La popolazione Ogoni non solo è stata privata dei profitti derivanti dalle ricche risorse naturali delle sue terre, ma vive ancora in gran parte senza elettricità e acqua corrente e sia il terreno sia l’acqua sono stati inquinati da oleodotti aperti, fuoriuscite di petrolio e combustione di gas.

Guidato dallo scrittore candidato al Premio Nobel per la Pace Ken Saro-Wiwa, il Movement for the Survival of the Ogoni People - Mosop (Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni) iniziò a manifestare per ottenere delle riforme e chiese un risarcimento alla Shell. Per fa sì che i profitti derivanti dal petrolio continuassero ad affluire indisturbati nei forzieri del governo, il generale Sani Abacha diede ordine all’esercito nigeriano di attaccare gli Ogoni. I soldati torturarono e uccisero migliaia di persone. Gli Ogoni incolparono Abacha e accusarono anche la Shell di utilizzare l’esercito nigeriano come una sorta di polizia privata, pagata per reprimere le rivolte pacifiche degli Ogoni, e di sostenere il regime di Abacha legittimandolo con il loro appoggio economico.

Di fronte alle crescenti proteste in Nigeria, nel 1993 la Shell decise di abbandonare i territori Ogoni, mossa che spinse l’esercito nigeriano a intervenire per schiacciare definitivamente gli Ogoni. Un memo trapelato dal capitano del gruppo Rivers State Internal Security Force dell’esercito nigeriano è piuttosto esplicito in proposito: “Operazioni Shell ancora impossibili in mancanza di uno spietato intervento militare che consenta un’agevole ripresa dell’attività commerciale… Raccomandazioni: Azioni di distruzione durante Mosop e altri raduni che giustificano la presenza dell’esercito. Eliminare gli obiettivi in tutte le comunità e a ogni livello di potere, in particolare i soggetti più attivi all’interno dei vari gruppi”.

Il 10 maggio 1994, cinque giorni dopo aver appreso del memo, Ken Saro-Wiwa dichiarò: “La situazione è questa. L’esercito nigeriano sta per arrestarci e giustiziarci. E tutto per colpa della Shell”. Dodici giorni dopo fu effettivamente arrestato e processato per omicidio. Prima che gli venisse comunicata la sentenza, Saro-Wiwa si rivolse alla corte dicendo: “Io e i miei compagni non siamo i soli sotto processo. Anche la Shell è uno degli imputati… L’azienda è riuscita a sottrarsi a questo processo ma verrà di certo anche per lei il giorno del giudizio”. Poi, il 10 novembre 1995, […] il regime militare nigeriano procedette all’esecuzione di Saro-Wiwa e di otto altri leader Ogoni che avevano manifestato contro la Shell.

(Naomi Klein, No Logo, 2000)

Beneficenza creativa

Martedì, Gennaio 9th, 2007

Nel suo libro The Corporation Joel Bakan chiarisce molto bene che quando una multinazionale fa beneficenza è solo ed esclusivamente perché ritiene con una certa sicurezza che ciò possa portare, magari anche alla lunga, dei sostanziali benefici economici. Tutto ciò che una multinazionale fa è sempre e soltanto orientato al profitto.

E’ a questo che ho pensato quando ho letto che la Fondazione Bill & Melinda Gates finanzia sia la Sanità Africana che si occupa di curare le gravi malattie respiratorie da cui sono afflitti gli abitanti del delta del Niger, sia le multinazionali del petrolio che le provocano.

Insert Coins

Lunedì, Aprile 3rd, 2006

Ubik Tornato in cucina, pescò da una delle numerose tasche una moneta da dieci centesimi e con essa mise in moto la caffettiera. Annusando l’aroma per lui particolarmente insolito, consultò di nuovo l’orologio e si accorse che i quindici minuti erano passati; fece quindi ritorno frettolosamente alla porta dell’appartamento, girò la maniglia e fece leva sul catenaccio.
La porta rifiutò di aprirsi. Disse invece: “Cinque centesimi, prego.”
Cercò nelle tasche. Non aveva più monete; nulla. “Ti pagherò domani” disse alla porta. Tentò ancora la maniglia. La porta rimase ancora chiusa. “Quello che ti pago” lui informò la porta “è soltanto una mancia, io non sono obbligato a pagarti.”
“Io la penso diversamente” disse la porta. “Guardi nel contratto che lei ha firmato acquistando questo appartamento.”
Trovò il contratto nel cassetto del tavolo; da quando lo aveva firmato si era trovato spesso nella necessità di consultarlo. Era abbastanza chiaro in proposito; il pagamento alla porta per ogni apertura e chiusura costituiva un obbligo contrattuale. Non una mancia.
“Ha scoperto che ho ragione” disse la porta. E la sua voce suonò soddisfatta.
Dal cassetto vicino all’acquaio Joe Chip estrasse un coltello di acciaio inossidabile; con quello prese a smontare sistematicamente il dispositivo di apertura della porta ingoia-quattrini.
“Le farò causa” disse la porta quando la prima vite cadde sul pavimento. Joe Chip mormorò: “Non sono mai stato portato in tribunale da una porta. Ma immagino che riuscirò a sopravvivere.”
Risuonò un colpo alla porta.
“Ehi, Joe, bimbo, sono io, G.G. Ashwood. C’è la ragazza qui con me. Aprimi.”
“Infila un nichel nella fessura” disse Joe. “Il meccanismo sembra essersi inceppato dalla mia parte.”

(da Ubik, di Philip K. Dick, 1969)

Italia oggi

Martedì, Febbraio 14th, 2006

Sappiamo come correggerli fin da quando sono ancora piccini. Non puoi costruire una casa senza chiodi e legname. Se vuoi che la casa non si costruisca, fa’ sparire chiodi e legname. Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno. Fa’ che dimentichi che esiste una cosa come la guerra. Se il Governo è inefficiente, appesantito dalla burocrazia e in preda a delirio fiscale, meglio tutto questo che non il fatto che il popolo abbia a lamentarsi. Pace, Montag. Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’anno passato. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza. Chiunque possa far scomparire una parete TV e farla riapparire a volontà, e la maggioranza dei cittadini oggi può farlo, sarà sempre più felice di chiunque cerchi il regolo-calcolatore, misurare e chiudere in equazioni l’Universo, il quale del resto non può esserlo se non dando all’uomo la sensazione della sua piccolezza e della sua bestialità e un’immensa malinconia. Lo so, perché ho tentato anch’io; ma al diavolo cose del genere. Per cui, attàccati ai tuoi circoli sportivi e alle tue gite, ai tuoi acrobati e ai tuoi maghi, ai tuoi rompicollo, autoreattori, motoelicotteri, donne ed eroina, e a ogni altra cosa abbia a che fare coi riflessi condizionati. Se la commedia non vale niente, se il film non sa di nulla, se la musica è sorda, punzecchiami col pianoforte elettronico, fragorosamente. Io crederò di rispondere alla musica, quando invece si tratta soltanto di una reazione tattile alla vibrazione. Ma che m’importa? Tanto, a me piacciono i divertimenti solidi e compatti.

(da Fahrenheit 451, di Ray Bradbury, 1953)

Poesie dal futuro

Lunedì, Gennaio 30th, 2006

Ci fu dunque, o c’è, un poeta. Questo poeta, di nome Lallafa, scrisse delle poesie che sono considerate in tutta la Galassia le più belle mai composte da essere vivente. La raccolta s’intitola Canzoni della Terra Lunga, ed era, come s’è detto, di indicibile bellezza. Indicibile sul serio, perché appena si parlava di queste poesie si veniva a tal punto sopraffatti dall’emozione e dalla comprensione delle verità ultime e delle realtà globali da sentire il bisogno immediato di fare una passeggiata e fermarsi sulla via del ritorno a un bar per consumare un bicchiere di prospettiva e soda. Erano dunque, senza possibilità di dubbio, dei capolavori.
Lallafa viveva nelle foreste delle Terre Lunghe di Effa. Scriveva le sue poesie su pagine che erano in realtà foglie secche di habra, e le scriveva senza l’aiuto di una solida cultura o di una bottiglia di liquido inebriante. Raccontava della luce del sole nella foresta, e di che impressione gli faceva. Raccontava delle tenebre che calavano la sera sulla foresta, e di che impressione gli facevano. Raccontava della ragazza che lo aveva abbandonato e di che impressione gli avesse fatto l’essere abbandonato. Molto tempo dopo la sua morte qualcuno trovò le sue poesie e si stupì della loro bellezza. Ben presto si diffuse in tutto l’Universo la notizia della loro esistenza ed esse, per secoli, resero meno grama e triste la vita di tante persone depresse e sconsolate.
In seguito, poco dopo la scoperta del viaggio nel tempo, alcuni grossi produttori di liquido inebriante si chiesero se Lallafa non avrebbe scritto poesie ancora migliori qualora avesse avuto a disposizione un po’ di liquido inebriante; si chiesero anche se non fosse stato possibile indurlo a fare pubblicità al liquido con uno slogan di poche parole, ma significativo.
Viaggiarono quindi sulle onde temporali, trovarono Lallafa, gli spiegarono, con qualche difficoltà, come stessero le cose, e in effetti riuscirono a persuaderlo. Anzi, lo persuasero così bene che, grazie a loro, diventò estremamente ricco, e la ragazza che avrebbe dovuto abbandonarlo ispirandogli poesie di vibrante intensità emotiva non lo lasciò affatto e si trasferì con lui dalla foresta in un bell’appartamento di città. Lallafa prese poi l’abitudine di andare spesso nel futuro a fare il conduttore di spettacoli televisivi, nei quali brillava.
Naturalmente non si preoccupò mai di scrivere le poesie, e questo creò qualche difficoltà che però venne risolta facilmente. I produttori di liquido inebriante spedirono Lallafa in un posto da loro scelto e lo tennero là per una settimana con una copia del suo libro prelevata dal futuro e una montagna di foglie secche di habra. Così Lallafa copiò il contenuto del libro sulle foglie e rimediò al danno causato dal viaggio nel tempo.

(da La vita, l’Universo e tutto quanto, di Douglas Adams)