Archive for the 'P2P' Category

Cultural divide

Mercoledì, Giugno 6th, 2007

L’Italia è una Repubblica fondata sulla televisione. Finché la televisione sostituirà la coscienza degli italiani per questo paese disgraziato non c’è speranza. E dopo aver letto lo studio commissionato dall’Osservatorio Permanente sui Contenuti Digitali, il quale afferma che solo il 48% degli italiani usa internet (e solo il 14% lo fa attivamente!) la depressione prende il sopravvento.

In un passo dello studio si legge:

Sembra dunque che sia la discriminante culturale a permettere e orientare gli utenti verso un utilizzo attivo o passivo delle nuove tecnologie: la tecnologia di per sé costituisce uno strumento neutro. Più che di digital divide è quindi più corretto parlare di cultural divide tecnologico.

Quindi se il vero potere ai giorni nostri lo si esercita per mezzo della televisione, se internet è l’unico medium che la può scavalcare e se la cultura favorisce una migrazione verso internet, appare diabolicamente logico l’imbarbarimento culturale inseguito ossessivamente dalla televisione e quale ne sia il fine.

Mi preme osservare anche un’altra cosa. L’Osservatorio che ha commissionato lo studio fa riferimento alle major italiane dell’intrattenimento (FIMI, editori, ecc.). Lo studio afferma che solo il 15% della popolazione fa uso del P2P tanto inviso ai committenti e che i free downloader sono appena l’8% della popolazione. Si legge però anche che

Rispetto all’acquisto di contenuti culturali notiamo che l’acquisto “frequente” (più di 10 libri/DVD/CD) è un fenomeno purtroppo minoritario - con percentuali tra il 6% e il 9% della popolazione - e che nel nostro paese interessa il segmento della popolazione che si caratterizza per una più elevata fruizione di contenuti culturali e maggiore propensione tecnologica: gli Eclettici sono infatti gli alto-acquirenti (>10 unità) per eccellenza di CD musicali, DVD e libri.

Tradotto: le persone che utilizzano maggiormente il filesharing sono anche quelle che acquistano più contenuti. Una tesi da sempre sostenuta dagli anti-repressionisti, la cui veridicità è quindi nota anche ai persecutori. Appaiono quindi chiare due cose:

  1. le fantomatiche perdite miliardarie denunciate dai cinefonografici nostrani sono gonfiate e assolutamente non sostenute dai fatti, e comunque non causate dal filesharing;
  2. non è il rimedio alle “perdite” il vero obiettivo della repressione su internet.

Se un maggiore utilizzo del filesharing è accompagnato da maggiore propensione all’acquisto, l’obiettivo delle campagne di repressione potrebbe essere un altro: scoraggiare la consapevolezza e l’uso delle tecnologie per contrastare una potenziale emorragia di teledipendenti. Come si fa a non essere d’accordo con chi vuole soltanto salvaguardare l’occupazione nella povera industria dell’intrattenimento?

[via Punto Informatico]

Combattere la pirateria

Mercoledì, Aprile 18th, 2007

I nuovi film originali Sony non funzionano su molti normali lettori DVD. In compenso le copie funzionano benissimo.

Per resistere

Mercoledì, Febbraio 28th, 2007
  

Per aiutare i più “deboli” a boicottare le majors dell’audiovideo per tutto il mese di marzo. Prog metal strumentale made in California, direttamente dal produttore al consumatore.

Boicotta il pirata

Martedì, Febbraio 27th, 2007

Marzo è il mese del boicottaggio alle majors del multimediale. Non si acquista nessun CD e nessun DVD. Vediamo se capiscono il messaggio.

[via Punto Informatico]

Musica libera

Mercoledì, Febbraio 14th, 2007

Recentemente mi sono imbattuto in Jamendo, un servizio che permette di scaricare legalmente musica rilasciata dagli artisti con licenza Creative Commons.

Deus Artwork Ho trovato Jamendo mentre cercavo la colonna sonora del bellissimo video sul Web 2.0 del prof. Wesch, che ha usato la title track dell’album There’s nothing impossibile di Deus come sottofondo. La licenza scelta da Deus permette infatti la creazione di opere derivate e l’album in questione si presta molto bene a fare da sfondo musicale per video e podcast, con le sue sonorità elettroniche pulite e melodiche.

Un altro album che ho trovato interessante è Anomalous Material di JT Bruce, un progressive rock molto piacevole e ricco di spunti.

Su Jamendo si sceglie l’album, il formato (io preferisco l’Ogg Vorbis, ma c’è anche il collaudato mp3) e si scarica con BitTorrent. Il presente (ed il futuro) della musica ormai è questo, con buona pace di Capitan Copyright e dei suoi mandanti.

L’idiozia di Capitan Copyright

Sabato, Febbraio 10th, 2007

Capitan Copyright Solo una manica di idioti poteva pensare di convincere migliaia di bambini e adolescenti a smettere di praticare il filesharing con un’iniziativa “culturale” patetica come il fumetto di Capitan Copyright, una specie di Robin Hood dei ricchi che doveva plagiare le giovani menti per creare domani un esercito di consumatori-zombi pronti a svenarsi per qualunque porcheria gli si volesse propinare e che denunciasse alle autorità tutti i conoscenti colti a compiere l’orrendo crimine di “scaricare”.

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L’intervista possibile

Venerdì, Febbraio 9th, 2007

Ieri Punto Informatico ha pubblicato un’intervista ad Enzo Mazza, presidente dell’associazione italiana dei discografici. Un’intervista magnifica, imperdibile per la sua chiarezza. Dopo aver portato a casa leggi repressive e “equi compensi” che tanto equi non sono, adesso vogliono darsi una patina di modernità dietro la quale occultare i soliti propositi: limitare al massimo gli utenti, comprimere i propri costi e dilatare i profitti, senza fare assolutamente niente. Vale la pena sottolineare un paio di passaggi tra i più significativi.

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E sarebbe il futuro?

Giovedì, Gennaio 25th, 2007

Se ci fosse bisogno di sapere in che modo le major della musica intendono rinnovarsi nell’era delle tecnologie di copia e di scambio, basta guardare come viene distribuito il singolo “Basta poco” di Vasco Rossi.

La qualità audio non è molto elevata a causa di una compressione un po’ spinta (così loro risparmiano banda). Bisogna possedere un lettore MP3 “griffato” tipo iPod o approvato Microsoft, perché sui comuni lettori non va. Ci sono limiti al numero di PC e lettori su cui si può ascoltare, sul numero di volte che si può masterizzare, sul sistema operativo da utilizzare. Il tutto alla “modica” cifra che va dai € 2,50 ai € 0,99. Conviene davvero?

Un modello simile è già stato sperimentato dalle “cugine” major del cinema, con risultati fallimentari. Tutto questo sta solo a dimostrare che i presunti rinnovamenti che hanno in testa lor signori sono solo aggiustamenti - se possibile ancora più remunerativi - del loro caro, vecchio, rassicurante modo di arricchirsi.

[via Il Disinformatico]

Un modello morto e sepolto

Mercoledì, Gennaio 24th, 2007

Si riparla di copyright e download illagali o meno. Da una parte gli estremisti del copyright pronti a tutto pur di mantenere inalterati modello di business e margini da favola, dall’altra le proposte di chi auspica jukebox legali da cui scaricare brani a prezzi ragionevoli e “canoni” per compensare autori ed editori in cambio di libertà di P2P.

Il modello di vendita dei brani al dettaglio è morto e sepolto, spazzato via dalle moderne tecnologie di copia e di comunicazione. Non c’è più spazio per paradigmi del tipo “faccio una volta, guadagno per sempre”. Purtroppo le proposte degli oppositori, seppur rispettabilissime, sono funzionali agli estremisti del copyright; un modello troppo simile a quello attuale: una volta a regime basterebbe poco per aumentare i prezzi dei brani, limitare i diritti riconosciuti a fronte del “canone” e creare costosi abbonamenti “premium”, senza contare l’odioso DRM.

E’ necessario rompere col passato. Gli artisti in un futuro sempre più vicino possono guadagnare facendo il loro mestiere: suonando dal vivo, facendo concerti. Via gli inutili intermediari. Lo scambio dei brani registrati deve essere legale, libero, senza limiti; non osteggiato, ma incoraggiato e visto come uno straordinario veicolo pubblicitario a costo zero. Più un artista vale, più gente scarica e ascolta i suoi brani, più i suoi concerti saranno affollati. Più diventa popolare più avrà opportunità di guadagno, in un modo o nell’altro: non vendendo all’infinito copie di qualcosa, ma offrendo prestazioni sempre uniche ed irripetibili.

Un modello simile per certi versi a quello del software libero: non si guadagna vendendo al cliente la licenza di GNU/Linux o FreeBSD, ma prestandogli un servizio come l’installazione, la manutenzione, la personalizzazione del software, la formazione. Con un simile modello sarebbe senza dubbio più difficile arricchirsi spropositatamente, ma tutti avrebbero modo di vivere con tranquillità del proprio lavoro. Senza perseguitare e obbligare nessuno.

Furti

Venerdì, Ottobre 13th, 2006

Chissà qual è il fine ragionamento per cui scaricare un CD da internet è un furto mentre evadere le tasse no.