I prodromi della rivoluzione
Lunedì, Novembre 12th, 2007E’ pericolosamente riduttivo ricondurre l’assurda morte di Gabriele Sandri e tutto ciò che ne è seguito ad una semplice formula come “è la violenza nel calcio”. Sarebbe una formula troppo comoda per i responsabili di tutto questo. L’episodio va inquadrato in un contesto che vede ogni singolo giorno delinquenti rumeni che stuprano e trucidano donne, squadristi che uccidono a bastonate rumeni, cecchini italiani che sparano nel mucchio dalla finestra di casa, ragazzi di 16 anni percossi da poliziotti fino alla morte, poliziotti uccisi da tifosi, tifosi uccisi da poliziotti…
Sono i sintomi di un paese in avanzato stato di decomposizione, un paese senza guida da troppi decenni, depredato da una classe dirigente impegnata ad arraffare tutto ciò che può e totalmente disinteressata anche solo a prendere atto che ci sono problemi da risolvere. Manca il lavoro, mancano i servizi più elementari, la sicurezza sociale non esiste. Non c’è nessun tipo di ordine, di garanzia, di tutela per nessuno. E’ il “tutti contro tutti”, il fallimento dello Stato.
In situazioni del genere scoppiano le rivoluzioni. Chi le può fare oggi? I pensionati da 400 euro al mese?, gli operai che non sanno come campare la famiglia?, i giovani precari senza futuro? Gli unici gruppi di tipo paramilitare sufficientemente forti sono le frange estremiste del tifo organizzato. Ma il calcio non c’entra nulla. Si scagliano contro lo Stato di cui le forze dell’ordine sono il braccio armato.
Nessuno ha ragione. E’ soltanto il chaos e la legge del più forte.









