Archive for the 'Tasse' Category

Non ci sono soldi (e te credo!)

Martedì, Giugno 2nd, 2009

Aristocratici In tempo di crisi bisogna tagliare. La sanità, la scuola, l’Università e la ricerca, le pensioni, i contratti di lavoro. D’altra parte non ci sono soldi. Bisogna rinunciare alla vita agiata (?) di una volta, caro inferiore. In una compiuta e matura democrazia occidentale come quella in cui abbiamo la fortuna di vivere, c’è solo una cosa su cui non si può transigere: i privilegi dell’aristocrazia governante. Come possiamo pensare che un’illuminata classe dirigente possa lavorare per il Paese senza 600.000 (seicentomila) autoblu che costano la bellezza di 55 miliardi di euro l’anno? E’ vero che risparmiando quella cifra si potrebbero evitare tagli a servizi pur accessori come quelli citati, ma poi la moglie dell’onorevole come andrebbe a fare shopping? E’ una domanda che non possiamo permetterci. E quando gli sgherri del Re verranno ad esigere i tributi e ci gireranno le scatole, pensiamo che il nostro sacrificio serve una giusta causa.

[via chiamiamoloblog]

Arriva la Magna Card

Sabato, Novembre 29th, 2008

Social Card

Quella nell’immagine è la famosa Social Card con cui il governo farà l’elemosina di 40 euro al mese ai pochi “fortunati” e testardi che avranno la voglia di mettere in piazza la loro miseria e affrontare la solita imperscrutabile burocrazia.

Guardatela bene. E’ una specie di carta di credito, di quelle ricaricabili. Perché non elargire il ricco bonus con il caro vecchio assegno? La risposta è la solita: non ci guadagnerebbe nessuno. Invece con la carta di credito sì. La emette una banca, e come noto le banche non fanno sconti a nessuno. Ci sono i costi di emissione, ma anche quelli di ricarica. E non solo.

Parliamo dei costi di produzione della tessera, di circuito, di pagamento e di ricarica. La produzione fisica della tessera costa circa 50 centesimi a pezzo (costo fornito dagli emittenti), quindi già 650 mila euro sono stati utilizzati. Il circuito di pagamento chiede una percentuale all’esercente, che in media è circa del 2% del pagamento stesso. Quindi, auspicando a una compartecipazione dell’esercente alla spesa, sono, a essere ottimisti, altri 6 milioni di spesa statale. Per quanto riguarda la ricarica, le commissioni normalmente applicate dalle Poste non sono certo esigue perché ammontano a 1 euro a ricarica. Quindi per ogni carta sono 6 euro annui che lo Stato dovrebbe pagare: in ogni caso, applicando ad esempio un costo di 10 centesimi a ricarica, lo Stato comunque versa a Poste italiane circa 800 mila euro in un anno. (Altroconsumo.it)

Guardate meglio: c’è scritto “Poste Italiane”. Lo sapete chi fornisce i servizi bancari delle Poste? Anche qui la risposta è facile. Questi signori non fanno niente per niente: tutto quello che fanno uscire dalle tasche dello Stato (le nostre) rientra sempre nelle loro. E’ un’invariante. Poi per forza non ci sono mai i soldi per fare qualcosa di veramente utile ai cittadini.

Un giornalismo libero

Martedì, Dicembre 11th, 2007

Quanto sarebbe importante un giornalismo libero sui media mainstream? Tantissimo, ne sono certo. Un bell’esempio - al di là del notissimo Report - è costituito da Punto Informatico, quotidiano web che da anni informa il suo affezionato pubblico sulle nefandezze della politica in materia di tecnologia e nuovi media. In questi anni abbiamo potuto apprendere di scandali come tasse a favore della SIAE, legge Urbani, portaloni mangiasoldi stile Italia.it, la Levi-Prodi e l’ultimissima proposta dell’on. Carlucci di donare 20 milioni di euro a fondo perduto alle major della musica, anche quelle internazionali.

Internet non è ancora mainstream e Punto Informatico non ha il seguito di Porta a Porta, ma ha il merito enorme di aver sollevato le questioni e rese pubbliche le proposte di politici che altrimenti l’avrebbero fatta completamente franca, anche dal punto di vista dell’immagine. Nefandezze che si perpetrano in un silenzio mediatico rotto soltanto dai migliori prodotti della rete.

Beppe Grillo non ha tutti i torti se il prossimo V-Day vuole farlo sull’informazione. Ne frattempo… grazie di cuore Punto Informatico!

Il cliente aveva sempre ragione

Lunedì, Aprile 2nd, 2007

Il XX secolo è stato quello del cliente che aveva sempre ragione. E più il cliente era di lunga data, più sconti e agevolazioni riceveva. Si cercava di accontentarlo, di venirgli incontro perché era quello che decideva se rimanere cliente o rivolgersi alla concorrenza, che magari offriva servizi migliori ad un prezzo minore ed era anche più gentile.

Poi sono arrivati i cartelli, operatori dello stesso settore che si mettono d’accordo per mantenere alti i prezzi potendosi permettere di abbassare la qualità complessiva del servizio, perché tanto in un modo o nell’altro non è conveniente cambiare operatore: sono tutti identici. E così il cliente inizia a perdere potere e a non aver più sempre ragione. E’ per chi non è ancora cliente che piovono incentivi e agevolazioni: per il vecchio cliente c’è, nel migliore dei casi, la tariffa piena.

Il XXI secolo è caratterizzato dal fatto che il cliente ha sempre torto. Non c’è più reale concorrenza e molti servizi sono obbligatori per legge o consuetudine sociale: banche, telefonini, assicurazioni, automobili… Il cliente di questo secolo non soltanto non può più decidere se avvalersi o meno di un servizio e con quale operatore, ma è addirittura vessato e perseguitato continuamente da coloro che in teoria dovrebbero essere al suo servizio e cercarne la soddisfazione.

Le case discografiche denunciano da diversi anni i propri clienti, solo perché questi ultimi hanno deciso di acquistare meno materiale scadente e di valutare bene prima di procedere all’acquisto. Ma anche gli operatori di telefonia mobile, soprattutto in Italia, non stanno a guardare. Dopo aver vessato per anni i propri clienti con una tassa di ricarica che è praticamente un caso unico al mondo, adesso si vendicano contro di loro perché hanno costretto il governo ad intervenire per abolirli. E’ eclatante il caso di Wind che ha cambiato forzosamente i piani tariffari come peraltro consentito dalla legge, ma impedisce una facile disdetta e un rimborso del servizio nel caso in cui il cliente non ritenga conveniente il nuovo piano, anche questo previsto dalla legge.

Un tempo si sarebbe detto che era una mossa suicida, perché avrebbero perso la clientela; anzi, un’azienda non si sarebbe nemmeno sognata di essere così arrogante versi i propri clienti. Oggi non è più così, perché del telefonino apparentemente non si può più fare a meno e gli operatori offrono tutti tariffe ingarbugliate, convenienti solo a loro e contratti farciti di clausole vessatorie. E siccome la politica è immancabilmente dalla loro parte… perché mai dare ragione a quella pecora da tosa del cliente?

Furti

Venerdì, Ottobre 13th, 2006

Chissà qual è il fine ragionamento per cui scaricare un CD da internet è un furto mentre evadere le tasse no.