L’altro giorno su Rete4 ho visto Berlusconi che, davanti ad una platea di ricchi imprenditori plaudenti, invitava gli italiani ad un grande ottimismo, a spendere a rotta di collo e a non abbandonare il loro stile di vita. Premesso che lo stile di vita dei comuni cittadini è molto sobrio da almeno 15 anni, appena è terminato il discorso hanno mandato la pubblicità di Mediashopping.
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Da bambino non mi piaceva il telegiornale: una litanìa interminabile di notizie, senza alcuna correlazione, di cui non capivo niente. Crescendo ho iniziato pian piano ad interessarmi alle notizie e ai telegiornali, ma confesso di avere ancora la sensazione di capirci ben poco. Tante notizie, alla rinfusa, enunciate superficialmente e senza spiegarne cause, effetti o antefatti. Così ho capito che i notiziari sono fatti apposta perché non si capiscano. Proprio come avevo intuito da bambino.
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Ancora pezzi di verità che emergono. Latorre, teoricamente avversario di Bocchino, gli suggerisce una risposta contro Donadi, teoricamente suo alleato. Le cose ora sono un po’ più chiare: c’è il PDL al governo, con il sostegno esterno del PD, e la sola IDV a fare opposizione contro tutti.
Digli di Pecorella e poi baciami, stupido!
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La finzione democratica scricchiola ogni giorno di più. Tutti gli sforzi per costruire alla televisione una realtà virtuale in cui si contrappongono due schieramenti con valori e programmi opposti svanisce pronunciando un nome: Ricardo Franco Levi. Era lui ieri il consulente di Prodi per la legge ammazza-internet, è lui oggi il consulente di Berlusconi che presenta praticamente la stessa legge. Gli schieramente opposti, con valori e programmi diversi hanno in comune lo stesso nemico: internet.
Il 13 aprile è stata messa in scena una grande cerimonia di legittimazione del potere costituito. Lo stesso che governava il 12 aprile, lo stesso che continuerà a governare finché pensiamo di scegliere davvero.
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Perché non vogliamo le preferenze? Perché in Europa dobbiamo andare con gente altamente qualificata. Dobbiamo avere professionisti in materia almeno nelle 23 commissioni, solo mettendoli in lista avremo la sicurezza, una cosa impossibile se avessimo le preferenze.
Insomma, per Berlusconi le elezioni sono troppo importanti perché le decidano i cittadini.
Come far fronte alla protesta studentesca contro la distruzione del sistema scolastico italiano? Ritirare gli agenti, infiltrarli nel movimento, dargli tempo di fare esplodere la violenza e la devastazione e solo allora, a consenso popolare acquisito, reprimere il dissenso con la massima violenza possibile.
Questa è la “ricetta democratica” di Cossiga. Perché scoprire pubblicamente la strategia? Perché tanto non si indignerà nessuno. Scorrerà tutto sopra le coscienze narcotizzate dai media mentre la ricetta verrà preparata.
Un solo appunto a Cossiga: caro presidente, capiamo la premura, ma Berlusconi la ricetta la conosce già.
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Sono iniziate le selezioni per il prossimo governo.
Silvio Berlusconi non ha ancora sonno: “Fra un’ora comincio a lavorare, ma mi sento fresco. Ero alla notte bianca di Parigi, poi un amico mi ha invitato a questa festa e non ho saputo resistere”. Già all’una di notte, quando lo avevano visto entrare nel club, i ventenni davanti all’ingresso lo avevano punzecchiato: presidente, ma non è un po’ tardi per stare in giro? “Se dormo tre ore, poi ho ancora energia per fare l’amore per altre tre”. Presidente, ma non si ferma mai? “Vi auguro di arrivare a settant’anni nello stato di forma in cui ci sono arrivato io”. (Repubblica.it)
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Da tempo ci si interroga su un possibile modello di business sul web. Come guadagnare da un sito, un blog, un forum? Come trasformare un passatempo, una passione, in un vero e proprio lavoro? O come fare per recuperare almeno le spese? Ad oggi l’unico modello che si è affermato è quello della pubblicità, annunci testuali e - ultimamente - clip sui quali gli utenti cliccano generando ricavi per chi li ospita. Il fatto è che agli utenti non sempre la pubblicità piace e finiscono con l’usare strumenti per filtrarla. Read the rest of this entry »
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Come molti sanno, il motore di ricerca svedese The Pirate Bay è stato nei giorni scorsi inibito dai maggiori provider italiani su richiesta di un giudice per presunte violazioni di copyright. Per approfondimenti rimando ad Alessandro Bottoni.
La censura fa in modo che l’utente si ritrovi su un sito della Federazione Fonografici, dove fa bella mostra di sé lo stemma della Guardia di Finanza. Come fa notare giustamente Bottoni, cosa hanno a che fare i rappresentanti di un’industria privata con un corpo di polizia istituzionale?
Industrie private che usano forze dell’ordine pubbliche per tutelare i loro interessi contro quelli dei cittadini. Dove l’ho già visto? Forse nel Cile di Pinochet, in Bolivia nella guerra dell’acqua e in generale in ogni paese dove le corporation hanno assunto il controllo diretto del governo.
Ora anche in Italia.
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Se c’è un politico che ha capito come usare i nuovi mezzi di comunicazione questi non può essere che Antonio Di Pietro. Evidentemente escluso dalla (dis)informazione di regime, all’opposizione dell’opposizione (che in realtà è dalla stessa parte della maggioranza), l’unica speranza di comunicare per Antonio Di Pietro è internet. E la usa bene.
Il modello è chiaramente ispirato all’esperienza web di Beppe Grillo, che infatti ha saputo usare il mezzo in modo eccellente. I modelli vanno saputi scegliere. Di Pietro scrive quotidianamente, spesso forse anche in prima persona, e tratta sempre problemi di stretta attualità politica, problemi reali, che interessano ai suoi elettori ed ai cittadini in generale; a differenza di tutti i suoi colleghi, che usano internet tanto per esserci e parlano di “partite a tennis con Ermete” invece dei problemi di loro competenza.
Tifo per Di Pietro, perché un suo successo politico può finalmente segnare una nuova strada nella comunicazione fra politici e cittadini. Perché non se ne può più di questa nuova nobiltà che parla a noi sudditi solo con la protezione della tv che fa muro davanti a loro.
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